Ciao Sandro
Sandro Curzi un compagno per sempre...
E' morto questa mattina a Roma il giornalista Sandro Curzi. Direttore del 'Tg3' e di 'Liberazione, aveva 78 anni. "Grande Capo Vento nei Capelli" partigiano a 13 anni, comunista a soli 14, a 19 anni scelto da Enrico Berlinguer alla Federazione giovanile comunista italiana (Fgci).
Con la sua morte l’Italia perde un maestro di giornalismo, una voce critica, lucida, coerente, un protagonista della democrazia e dell’informazione. Spirito libero, inventore di una irripetibile stagione dell’informazione televisiva, con lui scompare un grande giornalista, una voce acuta e attenta, un uomo della sinistra ..un compagno vero !!

Sandro Curzi ha vissuto tutta la sua vita restando sempre un compagno coerente con le idee di gioventù. Storico direttore del Tg3 alla fine degli anni '80, poi direttore del quotidiano di Rifondazione Comunista "Liberazione". Si e' spento stamane, con dignita' e senza inutili clamori, dopo una lunga e dolorosa malattia. Alle 17 sarà allestita la camera ardente in Campidoglio. E sempre in Campidoglio si svolgeranno lunedì alle 11.30 i funerali laici
Sandro, resta ancora un po ho tante altre cose da dirti: "...adesso, sediamoci, Sandro. Come abbiamo fatto tante volte nella nostra vita. E parliamo. Parliamo di questi giorni di sogni e amarezza, di un'Italia da amare e di un'altra da dimenticare, di studenti e maestre che rappresentano il nostro orgoglio e di questa politica che è sempre più distante, arrogante, volgare. Una politica che, troppe volte, si strizza l'occhio, si dà di gomito, va a braccetto. Gli ideali? Roba vecchia, per riverberi di nostalgie, per malati di correttezza. Roba antica, quasi un ciarpame reietto. Gli ideali: a noi, invece, sì cari! Parliamo, perché so che ti fa piacere, di calcio. Ricordi? Scrivo per Liberazione per te. «Darwin, faresti qualcosa per il mio giornale? Una rubrica sul pallone, a modo tuo. Con le tue storie, i tuoi personaggi, i tuoi sentimenti». E, così, con Fabio Rosati, prese il via "Ala sinistra". Ci sentivamo spesso: tu per dirmi della tua Lazio, io per diriti della mia Juventus. E come ti arrabbiavi quando sintetizzavano «laziali uguali fascisti!». Mi dicevi che era un assurdo storico, che non era vero, che la Lazio era una squadra proletaria. Ti saltava la pipa in bocca! Era un argomento, quello, che nessuno poteva mettere in discussione. Ti piaceva quel ruolo di sostenitore biancazzurro. Anche in una mia trasmissione ("SegnaLibro", ai tempi di Stream) ti divertivi a "fare" il laziale. A quel modo tutto tuo: intelligente, ironico, senza mai una volgarità, un'offesa, una nuvola d'ira. Il calcio e Rifondazione ci univano. Ma anche qualcosa d'altro: la voglia di immaginare un Paese, il nostro Paese, diverso. Un Paese vicino alla gente, agli immigrati, agli emarginati, agli invisibili. Un Paese sommerso da solidarietà, tolleranza, amicizia. In quei momenti, a Roma o a Fregene, o, forse, in un luogo che potevamo chiamare Utopia, mi raccontavi delle tue lotte, del tuo fervore comunista, del tuo essere giornalista, con la testa alta e la schiena dritta, di Fausto Bertinotti e di questo quotidiano, che sentivi come un figlio. E di una malattia che stavi combattendo: con tenacia.
Sono tante le cose che vorrei ancora dirti. Per questo, resta, Sandro, non avere fretta di andare via. Visto come sta andando bene la tua Lazio? Che bella formazione è riuscita a mettere in piedi Lotito? Zarate è davvero un fenomeno, uno di quei sudamericani che ci sono sempre piaciuti. Uno alla Omar Sivori, alla Diego Armando Maradona. Tipi alla Osvaldo Soriano: ribelli, sognatori, fuggitivi. E Rocchi: un bracconiere d'area di rigore, un Pablito Rossi riveduto e corretto, per non parlare di Goran Pandev. Ma, dimmi tu, ora: visto Alessandro Del Piero? Così si comportano i capitani: forti in campo e nello spogliatoio. Esempi: sempre. E il mio connazionale Amauri: in certe movenze mi sembra di rivedere Petruzzu Anastasi, il centravanti catanese che a Giovanni Arpino ricordava il pastore Rosario del mai finito romanzo Le città del mondo di Elio Vittorini. E la sinistra? Si riprenderà, vedrai. Dopo la caduta, non possiamo fare altro che rialzarci. E proseguire nel nostro cammino: perché non muoiono mai le idee di bellezza. Perché li vediamo andare avanti contadini e operai, perché quei contadini e operai sono la nostra storia, il nostro passato il nostro presente e il nostro futuro. La nostra anima, le nostre vene, il nostro cuore.
Questi versi di Jorge Luis Borges sono per te Sandro: «Questa penombra è lenta e non fa male;/ scorre per un mite pendio/ e somiglia all'eterno.
Ma rimani. Non ho ancora finito. Perché niente finisce. Questo ho imparato con i miei dolori, i miei vuoti, le mie lacrime. Che le persone che amiamo sono sempre qui, al nostro fianco: ad ascoltare, pazienti, i nostri perché, i nostri forse, i nostri dubbi, i nostro tormenti, le nostre volontà, le nostre rabbie, i nostri desideri." (di David Pastorin)
Ciao Sandro ..un compagno per sempre !!

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