Ciao Roberto...
Il buon Roberto ci ha lasciato per sempre: Ciao compagno ...che il cielo ti sia amico !!

"E' assordante il silenzio quando colui che troppo parla, tace”. (di G. I:)
Ai figli Francesco e Roberta e alla moglie Rita vanno le mie piu' sentite condoglianze.
I funerali di Roberto Menna si terranno domani pomeriggio, alle ore 15.30, nella chiesa di San Giovanni Bosco a Vasto...
Il ritorno a Circo Massimo
Il 4 aprile, fra pochi giorni, la Cgil tornerà al Circo Massimo
Le scelte della CGIL che sabato prossimo sarà in piazza, al Circo Massimo, per una grande manifestazione. Lo slogan «Futuro sì, indietro no».

Sette anni dopo la storica manifestazione che portò in strada milioni di persone, la Cgil tornerà al Circo Massimo. «Prima o poi avremmo dovuto tornarci», ha sorriso Epifani rispondendo a chi gli chiedeva se non teme il confronto. I tempi sono molto mutati da allora. Sul palco, sabato prossimo, ci saranno una precaria e un medico, una pensionata e un migrante, il lavoratore di un'azienda in crisi. Favino l'attore leggerà qualcosa di Di Vittorio.
Dice ancora Epifani: «I precari sabato saranno tanti e li faremo parlare. Sul palco parleranno una giovane precaria, un delegato Fiat di Pomigliano, un medico per la questione dell’autodenuncia, un immigrato e un’anziana pensionata. Parleranno quindi tutti i segmenti sociali più esposti alla crisi. Posso poi anticiparvi che l’attore che ha interpretato Di Vittorio, Pierfrancesco Favino, leggerà un passo di un suo discorso e che a gestire tutto ci sarà Massimo Wertmuller, che nello sceneggiato su Di Vittorio interpretava Togliatti. Ci sarà una presenza importante. Una grande presenza da tutt’Italia. Certo, dalla Sicilia è più difficile quando non ci sono più treni a disposizione. Ma sono convinto che sarà una straordinaria manifestazione. Sul fatto di tornare al Circo Massimo: prima o poi dovevamo farlo e questo è il momento giusto. Anche perché siamo in tempo di crisi e ci sono grandissime manifestazione in tutta Europa: in Francia ci sono stati due scioperi generali grandissimi, oggi c’è una manifestazione a Londra. Lì si sta per aprire il G20 e noi sabato manifesteremo quando il summit si sarà appena chiuso».
Bisogna ancorarsi alle regole, non demolirle, ha detto Epifani: bisogna fare attenzione perché «se nella crisi si perdono i diritti e i valori una volta passata non si recuperano più». È un grande tema. Quel che si perde in un momento ci vogliono anni, dopo, a riconquistarlo. Vale per i diritti e per i valori, per la cultura condivisa e per le regole.
Questa che viviamo e' una fase storica in cui c'è bisogno di massima chiarezza: poiché non siamo tutti uguali, come vorrebbe una certa vulgata qualunquista, è necessario chiarire molto bene in cosa siamo diversi. Dirlo e farlo dire. Ragionarci. Prendere parte.
Esatto ...PRENDERE PARTE ...E' SACROSANTO ESSERCI !! 
"questo è il paese che amo"
Lui odiava la democrazia italiana... e chi l'aveva costruita !!
La storia italiana del Cavaliere ...che raccontando per anni di essere vessato dai cattivi comunisti italiani ...e' diventato il piu' ricco e potente fascista del nuovo millennio !!

Dalla discesa in campo alla salita sul predellino. La parabola di Silvio Berlusconi si potrebbe sintetizzare così. Eppure ne sono successe di cose da quel lontano 1994 in cui gli italiani cominciarono a conoscere la faccia del Cavaliere (con annessa libreria posticcia sullo sfondo) fino ad oggi, alla vigilia del battesimo del Pdl. Il contenitore unico del centrodestra che ha inglobato An e si prepara a festeggiare, in pompa magna, la sua nascita. Con tanto di banda musicale.
Quindici anni di cambiamenti, di partiti nati e spariti, di leader inventati e bruciati. Quindici anni la cui comprensione, però, non può prescindere da Silvio Berlusconi. E' lui l'unica costante immutabile della scena politica. Più di Prodi, che pur l'ha sconfitto due volte. Più di Fini,"il politico di professione" relegato a eterno numero due. Piaccia o non piaccia gli ultimi 15 anni hanno avuto come costante il Cavaliere. Da Forza Italia, alla Casa delle libertà, al Pdl. Al comando sempre un solo uomo: Berlusconi.
E anche oggi, mentre il Pdl sta per nascere, non si può dimenticare che l'atto fondativo della nuova forza politica risiede nel balzo del premier sul predellino di una macchina tra la folla che lo ascoltava in piazza San Babila. Congressi? Ma quando mai. La storia è Forza Italia è un continuo slittare o derubricarli a semplici Consigli Nazionali. Voti? Mozioni? Macché. mai nessuno, in Forza Italia, ha osato mai proporre un documento di critica al Cavaliere. E di un voto non c'è mai stato bisogno: bastava l'acclamazione. Persino le parole sono rimaste le stesse. Quelle del '94 della scesa in campo, Berlusconi le ha riutilizzate, nel 2008, al termine del consiglio nazionale che sancì la confluenza di Fi nel Pdl. A Berlusconi bastarono dieci minuti e le stesse parole del '94. Come dire: nulla è cambiato, in primis il Cavaliere.
Ma vale la pena di partire da lontano. Tornare con la memoria agli ultimi mesi del '93 quando si diffondono le voci del probabile ingresso in politica del Cavaliere. Lui smentisce, ma la cassetta con il famoso discorso del "Paese che amo" è già pronta. Gli italiani si trovano davanti ad un nuovo modo di fare politica. Fatto di sondaggi, sorrisi, spot televisivi usati a piene mani. Il Cavaliere guida uno schieramento che lo vede al nord alleato con Ccd e Lega (Polo delle libertà), al centro-sud con Ccd e An (Polo del buon governo) e vince, travolgendo "la gioiosa macchina da guerra" messa in piedi dall'allora segretario del Pds Achille Occhetto.
Ma dura poco. Arriva il famoso avviso di garanzia durante il vertice di Napoli. E soprattutto: Bossi si impunta sulle pensioni e il governo cade. E' l'inizio di una "guerra" contro la magistratura che segna il Dna di Forza Italia. Una vera e propria ossessione quella di Berlusconi: "La giustizia va riformata". Al governo va Prodi e il Cavaliere prepara la rivincita. Forza Italia cambia statuto e diventa un partito. Leggerissimo, per la verità. Di plastica, dicono i detrattori. Di sicuro saldamente identificato con il suo leader. Lo stesso di sempre. Che ne diventa presidente del 1998. Ovviamente per acclamazione. "Siamo un partito liberaldemocratico, popolare, cattolico, laico e nazionale" scandisce Berlusconi. Che, un anno più tardi, vede Forza Italia entrare nel Ppe.
E' il momento del primo cambio di nome. Nel 2000 nasce la Casa delle libertà. In pratica un cartello delle forze che si oppongono "alla sinistra". Si arriva così al voto del 2001. Il Cavaliere firma, in diretta televisiva da Bruno Vespa con tanto di scrivania portata per l'occasione, il "contratto con gli italiani e promette "grandi opere, sviluppo, libertà, meno tasse". Un mix che fa breccia nell'elettorato. Berlusconi torna a palazzo Chigi. Ma non sono rose e fiori con il centrosinistra che rialza la testa alle amministrative del 2005.
Il resto è storia recente. La sofferta vittoria di Prodi del 2006. Il Cavaliere furioso che grida ai brogli e non riconosce la vittoria dell'avversario. Il Professore che, fin dal primo giorno deve fare i conti con una coalizione rissosa e divisa. Ma anche nel centrodestra i rapporti sono tutt'altro che sereni. "Il limite della Casa delle libertà, è quello di essere una coalizione, dove basta il veto di uno solo dei partiti coalizzati per bloccare qualsiasi decisione" dice il Cavaliere sempre più insofferente verso Fini e Casini. Che ricambiano.
Sembra che si vada alla rottura quando Berlusconi, il 18 novembre del 2007, rompe gli indugi e sale sul predellino della sua berlina di lusso in piazza San Babila a Milano. Intorno una folla adorante. "E' l'ora dei partito unico del centrodestra".
Fini e Casini, scavalcati, schiumano rabbia. "Siamo alle comiche finali" tuona il leader di An. Ma la caduta del governo Prodi funziona da miracoloso collante (non con l'Udc che se ne va da sola). A marzo 2008 si vota e il centrodestra stravince. Berlusconi risale a palazzo Chigi. Per Forza Italia è l'ora dello scioglimento. Il 21 novembre dello scorso anno il consiglio nazionale vota la confluenza nel Pdl. An la segue il 20 marzo. Si arriva così all'oggi. Con un partito che nasce sul predellino di un'auto, senza che nessuno, al momento dell'annuncio, ne sappia nulla. Se non Berlusconi, ovviamente. Dal 94 ad oggi, unico vero dominus del centrodestra. Comunque si voglia chiamarlo. (articolo da Repubblica27 marzo 2009)
An muore... e Silvio non c´è !
In politica l´improvvisazione, il dilettantismo e la cialtroneria... sono peccati mortali ?!

Eh sì: meno male che Silvio ...non c´è! Perché, conoscendolo un po´, non gli sarebbe piaciuta per niente questa giornata del congresso di An. L´enorme ritardo, le solite facce in prima fila, gli ospiti nel recinto, i fotografi pure, imbufaliti e pronti allo sciopero, poi rientrato. Il palco troppo lungo e nudo, il maxi schermo troppo piccolo e defilato, troppo buia la sala, pessimo il sonoro, deserti gli stand, e file dappertutto.

Ne tengano conto, d´ora in poi, gli ex alleati nazionali del Popolo della Libertà. Nel regime degli spettacoli politici integrati il berlusconismo considera l´improvvisazione, il dilettantismo e la cialtroneria come degli autentici peccati mortali. Altro che declamare i valori e l´identità, sono le rappresentazioni televisive, semmai, che gli danno corpo e senso e visibilità. Impari, La Russa: le sorprese si fanno, non si annunciano, sennò alla fine non si capisce nemmeno quali erano, o addirittura se ci sono state o no.
Fini e Berlusconi... Attenzione, che di convention il Cavaliere se ne intende. E allora: solo il pranzo avrebbe promosso, forse, tavole bene imbandite e camerieri eleganti. Per il resto: bah. Il video su Almirante sembrava un sottoprodotto veltroniano virato a droite. Emanuele, il balilla nato nell´anno di Fiuggi, parlava in politichese. E quell´altro video, oh orrore! Ma come si può aprire con Fini, proprio lui, che declama: «La famiglia è un va-lo-re!». E poi si vedono la Santanché e Publio Fiori, che non ci stanno più, e quindi il filmato s´interrompe, plòp, lasciando una specie di ectoplasma spiaccicato lì sullo schermo.
E allora ecco il coro, che però non si sente bene; e insieme arriva Enrico Ruggeri col bomberino nero. Pare di vederlo, il presidente Berlusconi, l´impresario televisivo che ha rivoluzionato le forme espressive della politica e l´arte del governo, scuotere la testa di fronte a un gruppo di generosi, ma avventati principianti. No, non ci siamo proprio. 
In funzione ornamentale, la bionda Beccalossi funziona e non funziona. La Russa, come presentatore, si muove troppo e non molla mai il microfono. Quando invita Servello a presiedere il congresso annuncia solennemente: «Il suo primo atto sarà di dare il via all´inno nazionale», il che già non è molto elegante. Ma il guaio supplementare è che Fratelli d´Italia parte da solo e mentre l´anziano Servello si affretta a varcare il ponte si sfiora il più patriottico Helzapoppin.
Si stenda infine un pietoso velo sulla regia. Mai avrebbe consentito, un operatore di scuola berlusconiana, inquadrature sulle donne di An che alla tribuna masticano con gran gusto la gomma americana; né avrebbe mostrato sindaci e ministri che sghignazzano quando si parla di foibe; o Fini che a braccia conserte sembra che sbuffi alzando gli occhi al cielo e ogni tanto guarda pure l´orologio, come un ospite o un turista.
Meno male che Silvio non c´è. Lui, per verità, glielo aveva anche chiesto: vengo o non vengo? Scegliete voi. Gli hanno subito risposto: meglio di no. Ma è la motivazione ufficiale del diniego che fa riflettere per il suo implicito e anche pesante valore politico. Eccola: Silvio non c´è, il presidente Berlusconi è stato cortesemente invitato a restarsene a casa perché altrimenti avrebbe conquistato l´attenzione del pubblico e «rubato la scena» ad An. E sarà pure così, ma il sospetto è che forse Lui - Lui solo - sarebbe riuscito a galvanizzare un congresso sostanzialmente moscio e una platea fino a questo momento abbastanza inerte.
E questo, molto semplicemente, perché è un capo. Un autentico capo, vissuto qui come una sorta di idolo o di titano che regna anche con la sua assenza e comanda anche quando non è nominato. E questo, per un mondo come quello della destra che ha vivo e sacro il senso della gerarchia, non è un optional: è il nucleo arcano della sovranità.
Hai voglia a invocare «il filmato identitario», che su comando dell´oratore La Russa però non inizia, poi sì, qualcosa si vede, ma senza sonoro, quindi «facciamo un applauso e mandiamolo dopo», però a quel punto il video fa rewind e sullo schermo appaiono le solite cose, famigliole, spighe di grano, il sole che illumina certe parole, le solite. Al di là degli imprevisti in cabina di regia il punto vero è che il popolo di An sembra oggi paurosamente oscillare fra richiami della foresta e complessi d´inferiorità. E anche per questo non è tanto la semplice leadership democratica di Berlusconi, ma la sua guida carismatica e totalizzante che nel vuoto delle regole riattiva in quel popolo dispositivi profondi, ridesta archetipi, risveglia visceralità. E ancora una volta lo si capisce più dalle immagini che dalle parole. Così, a proposito del predellino e della sua epica, a pagina 54 di "Dux", la biografia fotografica a cura di Pasquale Chessa (Mondadori, 2008) c´è una curiosa immagine di Mussolini circondato dalla folla, in piedi su un´automobile.
Ecco. Mentre l´altro giorno ieri gli alleati nazionale si attardavano sulla retorica dei valori tradizionali e dell´italianità, in magnifica e beata solitudine, visitando come al solito botteghe antiquarie, Berlusconi annunciava che nella campagna elettorale delle prossime europee sui manifesti si dovrà vedere soltanto il suo volto.
Altro che regole statutarie, altro che contrappesi: «In nessun partito - ha già detto - c´è tanta democrazia come nel nostro. Io non decido, dò consigli». Sono i moduli tipici dell´autocrazia, rispetto ai quali ogni futuro distinguo, ogni a nche plausibile dissenso pare già destinato a rientrare nel «teatrino della politica». E intanto il fido Gasparotti e l´architetto Catalano, demiurghi di fiducia del Cavaliere, si preparano a rivoltare la fiera come un calzino, così dando ad An un´estrema lezione su come si organizza un congresso sotto il dominio del sovrano e delle sue rappresentazioni. (di Filippo Ceccarelli per La Repubblica)
“democratico” e “liberale”. Il primo era stato segretario di redazione del periodico antisemita “La difesa della razza” e alto dirigente del ministero della Cultura Popolare a Salò, gli altri due, tra i vari incarichi e mansioni, erano stati designati anche vice-segretari del partito fascista repubblichino. 
Adelante
Hasta la victoria siempre... studenteros !!
Sempre nuove ..provocazioni ...il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta dichiara: “Gli studenti dell’Onda sono guerriglieri e verranno trattati come guerriglieri” ...dice queste cose non in un barretto ...ma in conferenza stampa a Palazzo Chigi, insieme al ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini... IO resto allibito e mi chiedo ...SERVE ALTRO ?! 

Diceva il Ce': "Bisogna essere duri senza mai perdere la tenerezza" ..cara Brunetta !!
Italia ...satira !!
Commentare la vita politica di questo paese e' oramai impresa da pompe funebri...
Politica News dall' Italy:
"Il mercato del lavoro italiano, al di là delle sue contraddizioni, è mirabile, funzionale, efficiente, flessibile, reattivo, intelligente, e a modo suo equo. Il sommerso è stato una scelta sociale implicita, che svolge una funzione soprattutto nei tempi di crisi. Il sommerso è un grande ammortizzatore sociale."
No questa non e' satira... ma la sparata ...l'ennesima di Brunetta, un ministro della Repubblica italiana, eletto da padri di rampolli cronicamente disoccupati, madri in perenne attesa di futuro migliore per i propri figli e anche da giovani precariamente precari. ...Forse così imparano !! 
Satira News Brevi dall' Italy:
Alcuni documenti di prossima pubblicazione su il Giornale dimostrerebbero che...
incredibilmente Berlusconi è uno statista giovane bello e di alta statura che non usa il preservativo !!

Alcuni documenti di prossima pubblicazione su il Giornale dimostrerebbero...
che incredibilmente Di Pietro è uno stupratore romeno randagio che usa il preservativo !!

Alcuni documenti di prossima pubblicazione su il Giornale dimostrerebbero...
che incredibilmente De Magistris è uno stupratore romeno randagio che usa il preservativo !!

Alcuni documenti di prossima pubblicazione su il Giornale dimostrerebbero...
che incredibilmente Travaglio è uno stupratore romeno randagio che usa il preservativo !!

Alcuni documenti di prossima pubblicazione su il Giornale dimostrerebbero...
che incredibilmente Grillo è uno stupratore romeno randagio che usa il preservativo !!

Alcuni documenti di prossima pubblicazione su il Giornale dimostrerebbero...
che incredibilmente Vauro è uno stupratore romeno randagio che usa il preservativo !!

Alcuni documenti di prossima pubblicazione su il Giornale dimostrerebbero...
che incredibilmente Santoro è uno stupratore romeno randagio che usa il preservativo !!

Alcuni documenti di prossima pubblicazione su il Giornale dimostrerebbero...
che incredibilmente "l'opposizione" ...è uno stupratore romeno randagio che usa il preservativo !!
...e per ora ...non ci resta che piangere ..sigh !! 

L'inadeguato...
Noi italiani da sempre abbiamo un debole... per quelli che ci prendono in giro !!
Per il Presidente del Coniglio "silviolo" ieri la crisi "era grave ma senza miseria" l'altroieri "c'era ma non era grave", fino al giorno prima "non c’era per nulla", oggi chissamai cosa dichiarera' ...magari "che la crisi c'e' ed e' gravissima ma spezzeremo le reni all'europa"?

Oppure piu' probabilmente Silviolo... come spesso sembra fare... tarocchera' l'originale slogan mussoliniano: "spezzeremo le reni..." con il suo nuovo: «Drizzeremo le reni all'Europa» !!
CMQ: Riflettiamo insieme a sempre geniale... Beppe Grillo leggendo la sua lettera (vedi sotto) ...indirizzata provocatoriamente ...alle nuove generazioni italiane ..da cui in tanti attendiamo un segno di vita ...un risveglio democratico che dia nuova linfa al loro futuro:
"Caro ragazzo, cara ragazza del 2009,
sono un ex ragazzo degli anni ’60, mi chiamo Beppe Grillo, ho sessant’anni. Faccio parte della generazione che ti ha fottuto. Il tuo futuro è senza pensione, senza TFR, senza lavoro. Il tuo presente è nelle mani di vecchi incartapecoriti, imbellettati, finti giovani. Quando ero bambino l’aria e l’acqua erano pulite, il traffico era limitato, la mia famiglia non faceva debiti e tornavo a scuola da solo a piedi. Non c’erano scorte padane e neppure criminali stranieri in libertà. I condannati per mafia non diventavano senatori. Le stragi di Stato non erano iniziate, Piazza Fontana a Milano era solo un posto in cui passavano i tram. Le imprese erano gestite da imprenditori. E’ strano dirlo ora, ma c’erano persone che investivano il loro denaro per sviluppare le aziende. E manager che vedevano lontano. Enrico Mattei dell’ENI, ucciso in un attentato, Adriano Olivetti, Mondadori, Ferrari, Borghi e cento altri che non ricordo. Intorno alle città c’erano i prati e non i cimiteri di cemento che chiamano unità residenziali. La bottiglia di latte la riportavo al lattaio e non costruivano inceneritori. La televisione era un servizio pubblico in cui lavoravano anche veri giornalisti come Enzo Biagi, e con solo un quarto d’ora di pubblicità al giorno. Quando si parlava si usava il tempo futuro. Il presente e soprattutto il passato erano verbi di complemento. I giardini pubblici erano puliti e sui marciapiedi si camminava senza doversi destreggiare tra le macchine parcheggiate. Le persone erano più gentili, spesso sorridevano. Sul Corriere della Sera scrivevano Montanelli, Buzzati e Pasolini.
I genitori sapevano che i loro figli avrebbero avuto un futuro migliore. Solo dal punto di vista economico, ma questo non potevano prevederlo. I fiumi erano puliti e si poteva fare il bagno nel fine settimana che non si chiamava ancora week end. L’unico problema era rappresentato dagli imprendibili tafani. Le spiagge erano libere e il mare quasi sempre verde azzurro. La P2 era una variabile al quadrato e non ancora l’antistato progettato da Cefis. Gelli non aveva arruolato il novizio Berlusconi con la tessera 1816. L’Italia era una e indivisibile e Bossi studiava alla scuola per corrispondenza Radio Elettra. Si lavorava duro, ma si poteva risparmiare e la pensione era un approdo sicuro. Era un piccolo Eden, ora perduto. Non sapevamo di averlo. Molti lo disprezzavano. Negli ultimi sessant’anni abbiamo avuto uno sviluppo senza progresso. E ora non ci resta neppure lo sviluppo. Le generazioni che ti hanno preceduto meriterebbero un processo da parte tua, caro ragazzo e cara ragazza. Sono colpevoli di averti rubato il futuro. Loro vivono nel presente con la seconda casa, le pensioni senza base contributiva. Loro ti governano. L’Italia ha la coppia di cariche dello Stato Presidente/Primo ministro più vecchia del mondo. Loro usano la Polizia contro gli studenti e i precari. Loro hanno ucciso la democrazia e le aziende come Tronchetti e Geronzi, i brizzolati di successo. Caro ragazzo e cara ragazza, non potete più stare a guardare, la vita vi scivola tra le mani. Voi, invece di lasciarla scivolare, trattenetela. Io non sono in grado di dare lezioni a nessuno. Ho fatto troppi sbagli e sono troppo vecchio (anche se non dimostro i miei anni, belin). Ma ho vissuto un tempo più bello, più vero, più colorato, più umano. E so che è possibile anche per voi.”
Ps: Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure. (di Beppe Grillo)
Cari ragazzi anch'io sono ex-giovane e questa chiamata alle "armi democratiche" la SOTTOSCRIVO! 
Il Petroliniano nano
Silvio Berlusconi dice: ..crisi non drammatica ..i media esagerano sempre !!
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ...parla di crisi non drammatica ...sono i "soliti" media che esagerano... Nulla di nuovo dunque ...ma ecco lo SCOOP ...la sorpresa e' che non parla del suo Milan ...degli ascolti in picchiata di Matrix ...o della sua ultima prestazione negativa a base di Viagra !!
Ai Posteri...: "La crisi esiste ma è vissuta sui media in maniera più drammatica di quella che è, basti pensare al calo delle Borse è dovuto a una manciata di azioni. Considero dannoso che i media continuino a presentare la crisi come qualcosa di definitivo e tragico. È una crisi pesante ma l’aggettivo tragico è esagerato”. (dichiarazione di ieri di Silvio Berlusconi) . .Dicevo: ai posteri... la sentenza !!
Alla ennesima uscita "petroliniana" e totalmente "fuori tempo" del presidente del consiglio nonche' capo della Pdl ...segue la reazione sarcastica e sdegnata del segretario del Pd Dario Franceschini: “Come fa Berlusconi a dichiarare spudoratamente che la crisi non è drammatica? Lo sa che la cassa integrazione in febbraio è cresciuta del 554% sul 2008? Lo sa' Berlusconi che ogni settimana migliaia di persone perdono il lavoro? Evidentemente il premier vive in un bunker dorato tutto suo”... e subito dopo Pierluigi Bersani, rincara la dose: "Berlusconi e Tremonti sono due giocolieri che raccontano ancora una volta la favola dei miliardi che si impegnano in infrastrutture mentre i fondi sono senza cassa fino al 2010″.
Un Presidente tragicomico... dopo le ennesime reiterate, strampalate esternazioni... come altrimenti definirlo? ...sarebbe comico ...se non fosse che "il nanopremier" lo paghiamo tragicamente per intero ...noi popolo italico !!
...Dunque in sintesi egli merita a pieno titolo l'uso dell' 
Imbavagliare il sindacato
Italia 2009... il berlusconismo impone il Burca alle rappresentanze sindacali

Ricordiamo bene i venerdi neri dei trasporti. Quando le metropoli andavano in tilt per gli scioperi. Perché avevano luogo? Non per smanie selvagge ma per contratti scaduti da mesi e anni. Ora sarebbe arrivato il toccasana, la bacchetta magica capace non di far rispettare gli accordi, ma di riportare l'ordine, la quiete, mettendo il bavaglio all’iniziativa sindacale. E' questo il messaggio che il centrodestra diffonde attraverso quasi tutti i mass media. E chi critica appare come un mentecatto nemico dei cittadini. Una sceneggiata che nasconde il vero obiettivo: non andare alle cause delle agitazioni sindacali, non risanare il sistema dei trasporti ma demolire il diritto di sciopero qui per attaccarlo domani ovunque. Vogliono superare l’anomalia italiana e fare del sindacato un organismo burocratico staccato dal mondo del lavoro. Cercano di gettare cunei tra le diverse sigle, puntando tra differenziazioni esistenti, per tentare di isolare la Cgil. Non siamo al codice penale voluto dal fascismo che considerava lo sciopero un reato ma si sente traballare il precetto costituzionale.
Nessuno può certo ignorare il fatto che nel settore di servizi delicati come i trasporti – ma anche la sanità – si fronteggiano diritti diversi: quelli degli operatori obbligati a rivendicare quanto dovuto, quelli di altri lavoratori bloccati nelle loro possibilità di movimento. Ecco perché nel passato e non a caso con governi di centrosinistra si cercò di dar vita ad una specie di patto di civiltà che difendesse i secondi senza opprimere i primi. Era la legge varata nel 1990 sotto il nome di “regolamentazione del diritto di sciopero per gli addetti ai servizi pubblici o di pubblica utilità”. Qui, con l’accordo tenacemente cercato con Cgil, Cisl e Uil si scelse la strada del preavviso di dieci giorni per lo sciopero, un minimo di presenza per servizi essenziali, procedure di conciliazione, la possibilità di precettazione.
Perché ora si è giunti a questa impennata? Perché quelle norme non hanno funzionato? L’argomento che si porta in primo piano in queste ore è quello della disastrosa frammentazione sindacale che permette anche a una minuscola organizzazione di proclamare lo sciopero, puntando sull’effetto annuncio e sulla conseguente fuga dei viaggiatori. Se il problema è questo perché non si affronta il problema davvero serio della rappresentanza sindacale? Eppure qui si poteva, si possono fare importanti passi avanti. Nei giorni scorsi un seminario promosso da Cesare Damiano (Pd) ha visto il convergere di volontà diverse tra Cgil, Cisl e Uil, verso un progetto da concordare tra le parti sociali, premessa ad una legge. Una buona notizia da non lasciar cadere.
Non è così, però, che s’intende procedere. Al centrodestra non piacciono i “patti di civiltà”. I ministri Sacconi e Brunetta sono spinti da un'unica missione: perseguire patti di divisione, spaccare il fronte del lavoro. Profittare delle stesse debolezze sindacali per riportare i rapporti di lavoro nel pubblico impiego al sistema delle leggi e del clientelismo politico. Ed ora si minaccia di interdire anche le proteste per strada. Magari domani anche i picchetti alle portinerie delle fabbriche, oppure gli scioperi articolati e le assemblee in azienda. Stanno riscrivendo la storia sindacale a colpi di mannaia. Non sono abbastanza soddisfatti del fatto che oggi si può dire di tutto di questo nostro Paese ma non che viva una fase di conflittualità esasperata. Semmai c’è troppa pace e indifferenza sociale mentre le sorti dell’economia e del lavoro rotolano. Solo la Cgil scende in campo ieri con i metalmeccanici e il pubblico impiego, la prossima settimana con i pensionati, in aprile con tutte le categorie. Per cercare di indicare una via d’uscita diversa.
Siamo con tutta probabilità solo agli inizi di uno scontro duro. Guglielmo Epifani ha citato un rischio “il muro contro muro”. Perché è chiaro che di fronte a interventi del genere la Cgil non può rimanere inerte, ripudiando la propria storia. Sarebbe necessaria quella che Vittorio Foa aveva chiamato in un libro, prendendo a pretesto il linguaggio degli scacchi, “la mossa del cavallo”. Ma ci sono i giocatori in grado di
agire? (articolo di B. Ugolini)
La crisi puo' davvero essere una rinascita della societa' reale.. (nonostante la stringente censura dell'informazione di stato) finalmente iniziano a tornare di "moda" nelle cronache ...i lavoratori e il mondo del lavoro... quello reale fatto di metalmeccanici e impiegati dello Stato ...gli operai e tecnici dell’industria e infermieri, vigili del fuoco, esattori, poliziotti, ministeriali, parastatali. Oggi sempre di piu' scioperano e manifestano insieme ...sono finalmente tutti uniti (forse per la prima volta) ...uniti nella protesta dall'unico vero miracolo realizzato in Italia da Berlusconi ...la rivolta contro le sue politiche restauratrici.
Oggi a migliaia sono i cassintegrati e i licenziati... i precarizzati e gli impoveriti e marginalizzati da norme sui contratti che ne riducono potere e buste paga, e che iniziano a scioperare sempre piu' irritati. ...Del resto che cosa può fare di diverso contro un governo che promette soluzioni ..e non da che risposte negative e censorie? OGGI SI SCIOPERA... con la consapevolezza che si ha innanzi un governo che mira a distruggere anche questa arma democratica e costituzionale.
In un momento economico cosi' drammatico per l'economia mondiale ..noi ci troviamo a "pazziare" con un governo che gioca con il fuoco ...che non affronta la crisi italiana attraverso la solidarieta' e la coesione del paese ...e invece tenta di scardinare del tutto le regole del welfare e del diritto del lavoro ...lo fa' dividendo (le parti sociali tra buoni e cattivi) e promuovendo accordi separati tra sindacati ...tentando di isolare il maggiore sindacato italiano la Cgil e tentando di accreditare e favorire i sindacati "utili" al suo scopo... in sintesi scegliendosi gli interlocutori di comodo...
Questo di Silvio Ter e' un governo che sta preparando l'ennesimo intervento "incostituzionale" sugli scioperi. Forse anzi quasi certamente attraverso l'ennesimo decreto (che esautora della discussione nel merito il parlamento) ...nel quale si tenta di "neutralizzare" il diritto allo sciopero attraverso il "cavillo normativo" ...che "impone e vincola" ...che solo un sindacato col peso del 49% potrà proclamare uno sciopero. La norma paralizzante fungerebbe da "cavallo di troia" ...e avrebbe valenza a iniziare dai pubblici servizi ...ma si lascia intendere per nulla velatamente ...che l'idea e' esportabile a tutto il mondo del lavoro. Questo "del miracolato di Arcore" e' il medesimo governo che propone in alternativa allo sciopero come diritto ...la "chicca" dello sciopero “virtuale”, quello finto ..fasullo insomma, quello che tanto piace ai padroni... ..quello che non si sente e non si vede ...quello dove ci rimette solo il lavoratore ...quello "impalpabile" che ogni dittatura sogna come primo atto !!
RAGIONIAMO seriamente... lo "Sciopero Virtuale" inserito in un Paese Italia ...che oggi e' dotato di una "Informazione Virtuale" asservita al potere (...già oggi i media "nascondono" gli scioperi e si ricordano del mondo del lavoro solo se si invadono autostrade e ferrovie ...o accade una strage di operai) ..come dicevo: RAGIONIAMO ..lo sciopero virtuale in questa realta' di fatto ...e' decisamente una INDECENZA REALE !!
Siamo oltre ogni tollerabile limite? Lo scopriremo solo vivendo ...io sono pronto al peggio !! 
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