Di Pietro ..vilipendio day
Denunciato per avere esercitato il diritto di critica ..con rispettosa chiarezza !!

“Non abbiamo usato la mano pesante. La decisione di presentare una denuncia e’ bilanciata sul grave comportamento dell’onorevole Di Pietro, le cui dichiarazioni prefigurano il reato di offesa al Presidente della Repubblica”. (AGI 31 gen 09 Oreste Dominioni, presidente dell’Unione camere penali)
«Accetto ben volentieri la sfida che il presidente dell’Unione delle camere penali, Oreste Dominioni - persona che rispetto e stimo sia sul piano personale che sul piano professionale - mi lancia dichiarando di denunciarmi per vilipendio al Capo dello Stato in relazione al mio intervento alla manifestazione promossa dall’Associazione familiari vittime della mafia. Sono certo che vincerò la causa per tre buone ragioni: la prima perchè non ho mai accusato il Capo dello Stato di essere mafioso nè l’ho mai pensato (la registrazione integrale del mio intervento ne sarà la prova); la seconda perchè nell’aver rispettosamente sostenuto che, a mio avviso, il Capo dello Stato non sempre si sarebbe dimostrato imparziale, ho esercitato un legittimo diritto di critica che la Carta costituzionale garantisce a tutti i cittadini nei confronti di ogni autorità; la terza perchè, a prova del predetto diritto di critica (di ben più ampio spessore), porterò in tribunale una copiosa rassegna stampa riguardante numerosi casi di critica nei confronti di altri presidenti della Repubblica (Cossiga e Ciampi), senza che nessuno abbia sollevato tale e tanto clamore come quello scatenatosi nei miei confronti solo perchè non sono allineato al sistema e non mi rassegno ad abbassare la testa. Una cosa, da subito, posso assicurare all’amico Dominioni che non chiederò, in alcun modo, che mi sia riservata l’insindacabilità delle dichiarazioni rese come parlamentare. Se qualcuno vuole il processo è bene che ci sia perchè i principi costituzionali, come la libertà di pensiero e di espressione, vengano riaffermati». (AGI 31 gen 09, il leader del’IdV, Antonio Di Pietro)

ORA A MEMORIA NOSTRA... E VOSTRA... favoriamo un semplice confronto fra le affermazioni (datate e mai perseguite) dell'attuale presidente del consiglio ...e quelle (recenti innocenti ma inquisite) dell'Onorevole Antonio di Pietro:
"Scalfaro è un serpente, un traditore, un golpista" (di Silvio Berlusconi, La Stampa, 16 gennaio 1995).
"Lei (Presidente Napolitano) dovrebbe essere l'arbitro, a volte il suo giudizio ci appare poco da arbitro. Noi la rispettiamo ma lo possiamo dire o no, rispettosamente, che non siamo d'accordo che si lasci passare il lodo alfano? Il silenzio è mafioso, e per questo non voglio rimanere in silenzio" (di Antonio Di Pietro, 28 gennaio 2009)
«Il silenzio è un comportamento mafioso», lo ribadisco. Ma non tiriamo per la giacchetta il Presidente della Repubblica. Io non ho offeso Napolitano bensì ho ripetuto il sacrosanto appello dell’Associazione vittime di mafia che vedono con dolore e preoccupazione il silenzio che c’è nella lotta alla mafia». (Antonio Di Pietro, 28 gennaio 2009)
PS: ''Deploriamo la strumentalita' dell'iniziativa dell'avvocato Oreste Dominioni, presidente dell'Unione Camere Penali, nonche' avvocato difensore della famiglia Berlusconi. Contestiamo il tentativo di configurare come vilipendio e come oltraggio al Capo dello Stato le parole pronunciate da Antonio Di Pietro in piazza Farnese." 

Donne dududu' remix
il Prontuario illustrato per la sicurezza dei civili di mauro b. !!

Il solito buontempone Sivio poco dopo ha precisato "Era solo un complimento alle belle donne, io penso che in ogni occasione serva sempre il senso della leggerezza e dell’umorismo" ...UMORISMO ?? sigh !!
Nb: meno male che ci ha pensato subito il grande Mauro Biani ...che ha trovato la giusta chiave per sfanculare... la compagnia del Bagaglino di Governo guidata dal nanopremier 

LA SOLUZIONE FACILE ...lettera satirica al troglodita nano:
"Egregio Sig. Presidente del Consiglio,
lei ha detto: "Dovremmo avere tanti soldati quante sono le belle donne in Italia e credo che non ce la faremo mai". Sono totalmente d'accordo con lei, mi sembra plausibile. Sig. Premier, non si scoraggi, secondo me è una cosa che si può fare. "Yes, we can!" direbbe un suo avversario. Mi segua…
Innanzitutto, ogni bella donna italiana dovrebbe avere nel cassetto del comodino il proprio bel book fotografico. Di profilo, primo piano, di tre quarti, da tergo. Si, insomma, bisogna che ci si assicuri che sia stuprabile, ché noi non siamo un popolo che spreca risorse, figuriamoci un militare. Una raccolta di foto dai 18 ai 40 anni, non di più: gli stupratori, lo sappiamo tutti, son personcine dal palato fine e le cariatidi o le acerbe manco le guardano. Chiunque si trovi nella fascia d'età citata, manderà il suo curriculum fotografico, corredato da qualche breve nota su giro vita, peso e taglia di reggiseno.
Lei, intanto, provvederà ad istituire in Parlamento una apposita CCS (Commissione Candidate allo Stupro) che vaglierà, scrupolosamente, ogni invio, decretando chi è inclusa o meno nell'assegnazione del soldato anti-violenza. Qualora la donna superi le selezioni, un militare le sarà inviato direttamente al suo domicilio e la seguirà passo passo, più fedele di un cucciolo salvato dal canile e più vigile di un mastino insonne.
Ovviamente sono escluse dalle selezioni quelle donne che hanno già aderito alla campagna "sposa un milionario" le quali sono nelle condizioni economiche di procurarsi un body guard di tasca loro. La Commissione dovrà, altresì, lavorare sulle candidature dei militari che saranno assegnati alle miss da stupro. Saranno esclusi soldati in astinenza sessuale da tempo protratto.
I quiz preselettivi dovranno prevedere prove di resistenza quali "Non perdere il tuo aplomb in un harem di donne discinte" o "Tieni indosso la tua divisa su una spiaggia di nudiste senza implodere".
Coloro che risulteranno vincitori delle prove, saranno inclusi nell'albo dei soldati anti-stupro e non potranno fare richiesta per altre liste, quali, ad esempio, quelle di soldato vigila-discarica per ovvi motivi di conflitto di interessi. Una volta accoppiati, donna stuprabile e militare anti-violenza saranno legati da vincolo legale inscindibile fino a quando non si presenterà una delle cause di rescissione dal contratto e cioè:
a) sopravvenuta bruttezza imputabile ad un improvviso e inaspettato decadimento fisico o ad incidente sfigurante;
b) sopraggiunti limiti d'età;
c) caduta del governo.
Ha visto, Sig. Presidente, com'è stato facile? Non è complesso, ci ripensi, non molli. Io sarò con lei per l'organizzazione di tutto. Posso dedicarle tutto il tempo di questo mondo: sono racchia, e non devo passare il mio tempo a preoccuparmi di chi potrebbe violentarmi." (ricevuto via mail di Luisa Bossa, deputata PD )
Trovo molto giusta la provocazione in satira della ex sindaco di Ercolano Luisa ...ogni tanto ci vuole qualcuno che dica "basta in rima" a quest'orgia della stupidità nana... che avanza e deborda nel paese. Sig. Luisa... LEI, MI CONSENTA E' UNA DONNA DAVVERO AFFASCINANTE 

ps: grillo, travaglio, di pietro oggi hanno il polso del paese.. come pochi sentono la bufera che arriva. Appena la fame lambira' i piu' ...sara' l'inevitabile ...e ancora una volta saremo una italia libera !!
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Ma credo... che allora sara' troppo tardi per svegliare il napolitano che dorme !! 
Ho seguito la diretta web. Ho letto le prime pagine di reppubblica e del corriere online. Confermo che é una grande vergogna la copertura mediatica di questo piccolo piccolo piccolo, quasi impercettibile colpino di stato. Sono però sicuro che oggi é nata una piccola fiaccola che domani diventerà un incendio. proteggiamo la libertà che c'é ancora in rete. Per ora non aggiungo altro.
Cosi parzialmente sintetizzo e riporto:

Travaglio - al momento della svolta autoritaria di Mussolini, l'Associazione Nazionale Magistrati si sciolse per far sapere quanto drammatici erano gli eventi. Oggi l'ANM si è schierata con il Governo, nonostante fatti ancora più gravi. E poi sviscera il "caso della guerra tra Procure". Racconta di come la Procura di Salerno poteva indagare su Catanzaro, che era riottosa a dare la documentazione relativa alle inchieste sottratte a De Magistris, e non viceversa. Ricorda che il Tribunale del Riesame, l'unico a giudicare su questa "guerra tra Procure" ha dato ragione a Salerno. E infine ricorda che, comunque, il Csm ferendo mortalmente lo stato di diritto, ha seguito la linea del Governo cacciando i magistrati di Salerno e addirittura sospendendo lo stipendio al Procuratore Capo Apicella. Chiara la sua posizione: i politici hanno paura che questi validi magistrati scoprissero i loro illeciti, altrimenti, se li avessero ritenuti incapaci, li avrebbero fatti andare avanti. E poi si scaglia contro le decisioni del Csm. Chi si mette contro Catanzaro finisce cancellato, eliminato professionalmente o punito (Carlo Vulpio, De Magistris, Apicella, i magistrati di Salerno, Clementina Forleo, forse anche Santoro con il suo AnnoZero ecc.), mentre Catanzaro gode di una quasi totale immunità. Probabilmente neanche De Magistris aveva capito cosa stava per scoprire quando lavorava a Catanzaro, perché le azioni messe in pratica da Governo, Csm, Anm e informazione sono incredibilmente gravi rispetto ai nomi e ai presunti reati emersi dalle inchieste Why Not e Poseidon. Il precedente creato è molto grave: nessuno oserà più mettere il becco nella Procura di Catanzaro e sulle vicende di malaffare calabrese. Troppo alto il prezzo da pagare.
avanti di legge ad personam in legge ad personam. Si dice che si vuole più sicurezza, più legalità, più giustizia che funzioni, ma si fa l'esatto contrario. Ieri, il ministro della Giustizia Alfano in Parlamento è venuto a fare la relazione dei suoi primi mesi di governo, e si è scordato di dire che ha fatto il lodo Alfano. Si è vergognato pure lui di quello che ha fatto. Ieri, il ministro della Giustizia non ci ha detto che stiamo approvando in Parlamento, dove è già in Commissione, il lodo Consolo, dove i ministri, ingelositi, vogliono anch'essi la legge che Berlusconi si è fatto per sé. Ieri, il ministro della Giustizia si è dimenticato di dire che hanno fatto il lodo Salva-Manager, quello che ha permesso ai tanti furbetti del quartierino di poterla farla franca. Si sono scordati di dire che sta facendo il lodo “salvati dalle intercettazioni”. Anche su questo permettetemi di dire che quello che oggi vendono come un accordo trovato nella maggioranza è semplicemente una constatazione che sono stati presi con le mani nella marmellata, perché il disegno di legge è già stato depositato a giugno, e nel disegno di legge si diceva che fino a 10 anni della pena edittale non si intercettava più. Cosa voglio dire? Voglio dire che ci hanno provato, e dato lo schiaffetto nelle mani non ci hanno ripensato: hanno cambiato il vasetto della marmellata.
per quale ragione in materia di giustizia riescano sempre a trovare accordi, un po a destra e un po a sinistra gli conviene a tutti quanti. Non le comprendiamo queste ragioni. Sempre sul piano tecnico vi dico cosa contiene questo altro vasetto di marmellata. E' stato previsto che le intercettazioni ambientali e anche quelle fatte tramite videocamere sono valide ai fini processuali solo se autorizzate dal magistrato. Ora, uno dei modi per assicurare la sicurezza nelle città è quello di mettere un po di videocamere in giro. Questa benedetta videocamera becca uno stupro dietro l'angolo, una rapina, un furto, quella registrazione non la posso usare perché non è stata autorizzata dal magistrato. E come lo scopro il reato? Questi vogliono dei magistrati con la palla di vetro. E chi scelgono? Quelli che non piacciono a loro da castigare, quelli che piacciono a loro da non toccare. Questa è la giustizia in Italia, e contro questa giustizia dobbiamo ribellarci. Che fare? Non basta semplicemente resistere, perché questi se ne fregano della resistenza. Bisogna fare da una parte come abbiamo fatto noi con i referendum, dall'altra informando i cittadini di quello che avviene nel palazzo, perché l'unico giudice nei confronti della politica è il cittadini. Il cittadino non è fesso, ma non sa perché c'è un informazione malata. Ecco perché noi dell'Italia dei Valori non siamo rientrati nella Commissione di Vigilanza. Il problema è tutto li: la Commissione di Vigilanza, che vogliono adesso, la vogliono subito subito, presto presto, perché si sono già accordati per la spartizione del Consiglio di Amministrazione della Rai, quell'organismo che poi decide chi deve dire le cose agli italiani, come deve dirlo, quando deve dirlo e cosa deve dire. In realtà è un organo importantissimo, dipende da come lo usi. Appunto, è come il bisturi che serve per ammazzare la moglie o per salvare una vita. Noi diciamo che ci devono andare persone al di fuori di rapporti di parte, basta politici trombati, basta riciclati, basta persone di parte. Stamattina ho letto sui giornali che l'Italia dei Valori vuole un posto in Rai per sé: ma chi lo ha detto? Non saprei proprio chi metterci per me, e non avrebbe senso ne logica. Noi vogliamo una Rai dove al Consiglio di Amministrazione ci siano professionisti che di mestiere fanno informazione, che non dipendano dai partiti, ma che controllino i partiti. Noi vogliamo che i controllati non possano nominare i propri controllori, che se li nominano per dire che hanno ragione loro. Questa è l'anomalia del nostro Paese. E' chiaro che poi, se la Rai viene governata dai partiti, la Rai dei partiti dirà che i partiti della Rai sono i più bravi, gli unici che capiscono e gli unici che fanno le cose per bene. Il cittadino viene quindi truffato, cosi come quando viene chiamato a votare, perché con questa legge elettorale che non permette loro di scegliere il proprio dipendente, come dicono gli amici di Beppe Grillo, ci rendiamo conto che in Parlamento ci sono persone che vengono indicate da quattro-cinque Boss, e come tali devono soltanto rispondere perché altrimenti avranno la morte politica, e siccome vogliono vivere e campare si arrangiano sistemandosi. 



Non lasciamoli soli...
Mercoledì 28 gennaio a Roma, dalle ore 9 in piazza Farnese

delle vittime di mafia. Io ci sarò. Paolo Borsellino fu ucciso con il tritolo. De Magistris, Apicella e la Forleo sono stati sospesi o trasferiti. Il risultato è lo stesso: la giustizia muore. I sepolcri imbiancati della ex sinistra stanno a guardare la fine della democrazia, i piduisti insieme alla Lega stanno finendo il lavoro. I piduisti hanno occupato i media, questa è la loro forza. Con Vulpio, Gomez o Travaglio alla direzione di un telegiornale non durerebbero due giorni. I palestinesi protestano in Piazza del Duomo per i massacri di Gaza? Si vietano le manifestazioni di fronte allle chiese e ai supermercati agli italiani. Una ragazza si apparta in macchina in campagna con il suo fidanzato ed è stuprata? Ci vogliono 30.000 militari in più nelle città per controllare gli italiani. E' un pre-colpo di Stato. Si stanno preparando al crack economico che li travolgerà. Gli altri Paesi affrontano la crisi con misure economiche, noi con misure militari. Il ministro della crisi sarà La Russa, non Tremonti. 
Io l'anno scorso sono stato a Catanzaro, quando l'attacco dei poteri forti era rivolto principalmente contro Luigi De Magistris, per espropriargli le inchieste "Why Not", "Poseidon", "Toghe Lucane" che poi, in effetti, gli sono state sottratte.Allora dissi che mi recavo a Catanzaro, insieme a tanti altri giovani, come a Forte Alamo perché era per me l'ultimo baluardo della difesa della magistratura. Purtroppo, da allora sono successe tante altre cose. Purtroppo questo attacco alla magistratura è andato avanti senza sosta e adesso siamo arrivati addirittura all'eliminazione di un'intera procura.
Io so che il presidente del Senato, Schifani, è stato consulente al comune di Villabate quando lo stesso comune era sotto il controllo del clan Mandalà, e che dello stesso boss Mandalà Schifani è stato socio nella Siculabrokers. Io so che il ministro Alfano si è baciato con il boss Crocenapoli al matrimonio della figlia dello stesso boss di Cosa Nostra. Io so che Marcello Dell'Ultri, pregiudicato per vari reati, è stato condannato in primo grado per mafia e lo stesso Dell'Utri ha detto che Vittorio Mangano, stalliere di Arcore e mafioso, per lui è un eroe.Ha ragione Santoro
"La guerra dei bambini" in tv e' un salutare pugno nello stomaco !!

Dico la mia sulla puntata di Annozero intitolata “La Guerra dei bambini”, che tante polemiche ha suscitato nei confronti del conduttore Michele Santoro. Non esco dal seminato, perché in studio o in collegamento con Santoro c'erano diversi “nuovi italiani”, immigrati palestinesi ma anche giovani israeliani che vivono nel nostro paese. E poi perché la sfida della convivenza fra religioni diverse è una delle più complesse che si pongono in tutti i paesi di immigrazione, Italia compresa, e quella guerra è un letale controspot alla convivenza.
Intanto, sono convinto che molti giornalisti che hanno scritto di quella puntata, non l'abbiano vista attentamente. Non c'è da stupirsi che questo accada. Annozero va in onda in diretta, e alla nove di sera i giornalisti dei quotidiani sono impegnati nella chiusura della prima edizione, difficile che abbiano due ore di tempo da dedicare tutte a Santoro, a meno che non vi siano state polemiche politiche preventive, che suscitano una particolare attesa proprio per quella puntata. Così, a informarli sono per lo più le agenzie di stampa, che nei loro servizi riportano le battute più salienti dei personaggi intervenuti. Credo, soltanto per fare un esempio fra i tanti possibili, che potrebbe non aver visto Annozero Giovanni Valentini, saggista e commentatore di cose televisive, autore su Repubblica di un fondo, dal titolo “La parabola del tribuno tv”, che a me è parso squilibrato ed esageratamente livoroso nei confronti di Santoro: se l'avesse seguita con attenzione, avrebbe certamente montato il suo ragionamento in modo diverso. Visionando la cassetta della trasmissione o la registrazione su Internet della stessa, vi sarebbe la possibilità di dare il giorno successivo un giudizio più pertinente e obiettivo. Ma per pigrizia si tralascia quest'incombenza. Anche perché decidere di fare un passo indietro sarebbe comunque imbarazzante.
Giovedì 15 gennaio ero libero, e ho potuto vedere a casa mia, dall'inizio alla fine, la puntata sulla guerra di Gaza. Quasi nessuno ha colto che il vero valore aggiunto della trasmissione stava in uno straordinario reportage iniziale che mostrava i cadaveri dei bambini uccisi dalle bombe, e il trasporto in barella dei corpicini dilaniati ma rimasti ancora in vita. Filmati e interviste da lasciare senza respiro, realizzati da un giornalista arabo che, ha spiegato Santoro, collabora anche con l'agenzia Ansa. Mi è rimasto impresso il racconto di un ragazzo rimasto senza famiglia e gli occhi sbarrati di una bambina sdraiata per terra. Parlava a monosillabi, con una grande garza in testa, a coprire la ferita profonda causata da una scheggia. Sembrava il servizio di un grande network internazionale, la Bbc, o anche la Cbs, qualcosa insomma assolutamente fuori dagli schemi ai quali la Rai ci ha purtroppo abituato.

Un salutare pugno nello stomaco, perché una cosa è leggere frettolosamente un titolo di giornale che ti comunica, mentre bevi il caffé, che 450 bambini sono stati uccisi dagli attacchi in pochi giorni, un'altra è vederli, questi bambini. La spessa corteccia di indolenza e cinismo che tutto ci fa accettare, perché in fondo non succede a noi, o addirittura perché “mors tua vita mea” (pensiamo solo alla richiesta effettuata a Gheddafi di non farci arrivare più barconi di migranti: decida lui se decimarli a fucilate, torturarli, o farli morire di sete nel deserto) all'improvviso si squarcia, perché si mette in atto un processo di immedesimazione: quel bambino che vedi, e se è ancora in vita senti, potrebbe essere tuo figlio. Non è forse l'immedesimazione che crea la solidarietà, vera anima di ogni società democratica? Non è, per chi ci crede, il “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te” uno dei principi fondanti del cristianesimo, che quando ci fa comodo siamo orgogliosi di sbandierare come nostra religione? E non è il documentare senza paura, l'essere testimoni diretti, sul campo, il vero, profondo valore del giornalismo?
Di quel reportage che valeva, da solo, l'intera trasmissione, si sono dette cose pazzesche. Che “strumentalizzava le emozioni” e che trasformava “il dramma in drammaturgia”. Ma andiamo avanti. Finito il filmato, si apre il dibattito. Ci sono in studio, oltre a Santoro e a Marco Travaglio, Lucia Annunziata, una scrittrice israeliana, un esperto di guerra, una giornalista palestinese che da molti anni vive in Italia, un giornalista di Al Jazira. Un parterre, come si vede, composito e sufficientemente equilibrato. Proprio all'Annunziata viene data per prima la parola. E ha il tempo di dire tutto quello che pensa: un contributo così lungo che a un certo punto sente quasi il bisogno di scusarsi (“sto per finire”). Dura per l'esattezza 5 minuti e 30 secondi, un'eternità per la televisione, e sarà il primo di ben tre interventi. Osserva tra l'altro, la giornalista ex-presidente della Rai, che «è molto difficile parlare come terzi, mi scuso se dipano l'emozione dalla razionalità, Israele dimostra di non saper far bene la guerra, non ci possiamo dividere dicendo chi ha torto e chi ha ragione...»

Il confronto si apre agli altri interlocutori, e poi si allarga a giovani palestinesi che vivono in Italia, attraverso un collegamento esterno con Corrado Formigli, ma ci sono anche giovani ebrei in studio, a cominciare da Tobia Zevi. Margherita Granbassi introduce una ragazza israeliana, che entra in vivace polemica con una palestinese. A questo punto Lucia Annunziata interviene per la seconda volta, per tre minuti: «Michele non sono d'accordo su come stai conducendo il dibattito, non si possono far parlare così due ragazze» e sostiene che dalla trasmissione dovrebbe venir fuori «un punto di vista italiano».
Un punto di vista italiano? Non hanno diritto a dire la loro dei giovani che vivono le loro reciproche cause, israeliana e palestinese, non per sentito dire, ma come stimmate su cui è impressa tutta la loro esistenza? E perché mai? E il punto di vista italiano, non viene forse arricchito da “nuovi italiani” come quei giovani? L'obiettivo di quella trasmissione non era fare la storia della questione palestinese a partire dal 1948, e la Annunziata aveva comunque avuto ampio spazio per esprimere il suo pensiero, attaccando, giustamente, i terroristi di Hamas e il loro rifiuto di riconoscere lo Stato di Israele. C'erano, è vero, più ragazzi palestinesi che ebrei. Ma a nessuno è stata tolta la parola. La proposta più bella e innovativa è venuta fra l'altro da una ragazza religiosamente meticcia, se così possiamo dire, in quanto figlia di padre palestinese e madre ebrea: ha proposto uno scambio di famiglie, per un'estate, fra ragazzi delle due diverse religioni.
Ma il bello deve ancora venire. Lucia Annunziata interviene per la terza volta: «Michele ti disturbo...Non mi piace come hai condotto finora la trasmissione al 99,9 per cento». Dunque, non salvava niente. Ma come può, ragiono io, un collega contestare professionalmente un altro, in diretta, davanti a milioni di persone? Un atteggiamento eticamente e deontologicamente sbagliato. Se voleva, glielo diceva dopo, a riflettori spenti. E se la ferita era così grave da non sanarsi, a mente fredda poteva chiedere a Giulio Anselmi, il direttore de “La Stampa” di cui Lucia è editorialista, di poter scrivere una riflessione sul tema.
Il conduttore ha fatto male a perdere le staffe. Ma attenzione, rivediamo la sua frase-chiave, quella che ha causato il plateale abbandono del posto da parte di Lucia Annunziata. «Sei venuta a fare l'ospite? E allora dì quello che pensi. Stai acquisendo dei meriti nei confronti di qualcuno? No, e allora fai il tuo lavoro e dì quello che vuoi». I giornali hanno riportato questa domanda, con successiva negazione e invito a parlare, come una gravissima offesa senza punti interrogativi, e non hanno tenuto conto di quella professionale che Santoro aveva ricevuto. Se l'avessi subita io, incassare mi sarebbe stato difficile, lo confesso. Il conduttore, in realtà, è uscito fuori dai gangheri soprattutto dopo che l'Annunziata se n'è andata, e ha commesso degli errori, mettendosi contro tutti.

E' una cronaca diversa, cari amici, da quella che avete letto su altri media e che ha fornito assist per interventi pro-Annunziata all'universo mondo, dall'ambasciatore israeliano a Pippo Baudo. Magari anche io, per dare il succo, avrò forzato alcuni passaggi. Ma la democrazia di Internet sta nel fatto che potete rivedervi la trasmissione e giudicare con la vostra testa.
Un'ultima cosa. Quello stesso giovedì 15 gennaio, all'ora di pranzo, ero in macchina e sentivo alla radio, sul secondo programma Rai, Barbara Palombelli che aveva in studio due esperti, il professor Israeli e un altro. Entrambi di parte israeliana, senza contraddittorio. Uno dei due diceva che i bambini muoiono unicamente perché Hamas li usa come scudi umani, a protezione dei terroristi. Questa trasmissione, però, non ha fatto scandalo. (di Corrado Giustiniani)

Per chiudere cito Travaglio... "Per curiosità, è normale che il presidente della Camera stabilisca i “limiti della decenza” di un programma tv e scriva al presidente della Rai invocando pene esemplari? E’ normale che un governo straniero giudichi la “professionalità” di un giornalista italiano? E’ normale che il consigliere Rai Rognoni intimi al giornalista di “non interloquire col presidente della Camera” anziché invitare il presidente della Camera a non insultare i giornalisti? E’ normale che il presidente Rai accusi un programma su una guerra in corso di “alimentare animosità e contrapposizioni” (come se a Gaza si sparasse perché Annozero eccita gli animi)? E’ normale che una giornalista invitata a dire ciò che pensa utilizzi il suo spazio per insegnare al conduttore come deve condurre la sua trasmissione, chi deve invitare e non invitare, e per spiegare agli altri ospiti cosa devono dire per “orientare il pensiero della gente”? E’ normale che giornali e politici prendano per buoni i deliri di questa signora sul programma “schierato al 99,9% con i palestinesi”,mentre lei stessa, più la scrittrice israeliana Manuela Dviri, più l’esperto Andrea Nativi, più tre giovani ospiti, più il sottoscritto han potuto liberamente rammentare le ragioni di Israele, e il conduttore ha rintuzzato le allucinanti dichiarazioni di palestinesi sulla Shoah? E’ normale che opinionisti e politici commentino il programma senz’averlo visto e senz’accorgersi che mancava in studio uno degl’invitati principali, il presidente degli ebrei romani Riccardo Pacifici che aveva dato forfait un’ora prima del programma? Così, tanto per sapere." (articolo Anno Sottozero di Marco Travaglio) 

Adottiamo "Milano 25"
Caterina Bellandi, 43 anni, che guida il taxi per amore...
"Per me è una missione. Il taxi avrebbe dovuto essere di mio marito che è morto a 39 anni per un cancro. In questo modo la tragedia si trasforma in gioia e questo rende allegre le persone che incontro in taxi, anche quelle malate" (Caterina alias Mi25)
Su una come Caterina uno come Frank Capra ci avrebbe magari fatto un film, con una storia di quelle che raccontano che la vita è meravigliosa. Sembrerebbe un’avventura fantastica, la sua invece è semplicemente la storia di una piccola rivoluzione privata capace di trasformare una normalissima donna borghese, in una formidabile dispensatrice di sogni e sorrisi.

Caterina Bellandi, anno 1965, e' una fantastica signora di Firenze che è diventata la fata turchina dei bimbi malati. La sua auto colorata il taxi “Milano25”, i suoi peluche, il suo cappello da cartone animato, sono la gioia dei bambini che ogni giorno accompagna gratuitamente in ospedale. Nel 2001 il marito, tassista noto in citta' col nome di “Milano25”, muore per un tumore ai polmoni, lasciandole il taxi. Poi nel 2004 Caterina, dopo l'incontro con la piccola Costanza, entra a far parte di una fondazione per i bambini malati di tumore. Li ha inizio la sua quotidiana opera a favore dei meno fortunati semplice ma grandiosa: trasforma all'uopo il taxi riempiendolo di colori, adesivi, fiori, arcobaleni, mongolfiere e paesaggi fantastici a colorare la carrozzeria e dentro pupazzi di peluche, caramelle e trombettine regala a anziani e familiari di bambini malati trasporti gratuiti da e per l'ospedale Meyer di Firenze, tutti loro sono i benvenuti gratuitamente sul Taxi Milano25.

Il suo variopinto taxi, però, ha attirato anche l’attenzione dei vigili urbani che gli hanno notificato due multe da 158 euro, perche' la sua auto "in quelle condizioni non dovrebbe poter circolare". Per questa ragione e' stata multata Caterina, la tassista 'Milano 25', ormai un'istituzione a Firenze, che ha trasformato il suo taxi ''in un luogo d'amore'', come lei stessa lo definisce.
Le multe una mera ingiustizia che su internet non e' passata inosservata, tanto che si e' aperta una vera gara nazionale di solidarietà e sostegno nei suoi confronti, infatti il taxi “Milano 25” di Caterina Bellandi impazza su Facebook, dove sono nati ben due gruppi corredati di foto del taxi e di Caterina, uno chiamato 'A sostegno di zia Caterina Taxi Milano 25' e l'altro 'Evviva Milano 25, taxi di Caterina e dei bambini di Firenze' hanno già oltre 5 mila iscritti e la crescita continua.
Dice Zia Cat: "Perché, se Dio esiste, dovrebbe colpire con un tumore un piccino di 10 anni? Questa domanda me lo sono posta spesso, e la risposta migliore me l’ha data proprio una bambina: “Perché se no nell’aldilà ci sarebbero solo i nonni e le nonne”, mi ha detto. I bambini a volte spiazzano totalmente"... gia' proprio come l’amore !!
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