IL PONZIO PILATISMO del Water
Walter Pilato: Il Partito Democratico non sosterrà il referendum abrogativo...
Il Partito Democratico non sosterrà il referendum abrogativo contro il lodo Alfano, lanciato dal leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro. Quello di Walter e' l'ennesimo tradimento al popolo che lo ha votato, il tradimento del “paladino del nulla” che guarda ad un futuro molto lontano, per scrollarsi di dosso qualsiasi responsabilità incombente, pur di sfangare una stretta di mano dal Berlusca che lo ha umiliato.
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A prendere posizione è il segretario Walter Veltroni che dice: "Il Partito Democratico non sosterrà il referendum abrogativo. Vi rimando alle saggissime parole di Oscar Luigi Scalfaro". L'ex capo dello Stato Scalfaro oggi su 'Il Riformista' ha spiegato i rischi di un appuntamento referendario del genere: "A ogni partito che lo promuove, il referendum, a prescindere dagli esiti, porta sempre visibilita'. Ma se per caso il quesito dovesse fallire, anche per mancanza di quorum, tutta l'opposizione ne uscirebbe male".
«Le nostre priorità sono altre – ricorda Veltroni – salari, stipendi e pensioni, la crisi economica, l'inflazione. Su questo si concentra l'attività del Pd». Per queste ragioni, il Pd non sosterrà come partito il referendum. Il che non vuol dire che singoli esponenti, come gli ulivisti Arturo Parisi e Franco Monaco, non siano liberi di appoggiarlo a titolo personale.
"Se c'è un modo per perdere sempre è proprio quello di non giocare mai la partita". E' la replica di Di Pietro, alle dichiarazioni di Veltroni sul referendum contro il lodo Alfano.
POI spiega Di Pietro: "Non ha senso dire che siccome il referendum potrebbe fallire, allora è meglio non promuoverlo.
Anzi, il senso c'è. Ed è lo stesso che trovò Ponzio Pilato quando si lavò le mani lasciando che ciò che doveva accadere accadesse.
Nel nostro piccolo è ciò che sta avvenendo in Italia, dove il principio minimo di uno Stato di diritto, cioè che la legge deve essere uguale per tutti, è stato calpestato.
E poi ci sono battaglie che si combattono, non perché bisogna per forza vincerle, ma per mantenere la dignità e potersi guardare allo specchio la sera quando si torna a casa". (di A. Di Pietro)

Il problema per water e' sempre un'altro... le sue priorita' sono le chiacchiere morte !! Dice Veltroni:”Non bisogna chiedersi da dove viene il PD ma dove sta andando” e,soprattutto, dove verrà mandato… dico io.
Ps: Walter ma anche affanculo ...per me ci potresti andare subito !! 
Referendum: si parte con le firme
Oggi inizia il conto alla rovescia per sapere se la legge è uguale per tutti o per tutti meno alcuni.

Volete voi che sia abrogata la legge “salva Premier”, quella che Berlusconi si è fatto per non farsi processare? O volete che sia giusto che quattro persone e soprattutto chi è già sotto processo si faccia una legge all'ultimo momento in modo da non farci sapere se alla Presidenza del Consiglio abbiamo una brava persona o un poco di buono?
Questo è un quesito di democrazia che rispetta l'articolo 3 della Costituzione. Il concetto “la legge è uguale per tutti” deve essere riaffermato.
Siccome noi siamo di parola, e siamo determinati nella nostra azione, non ci limitiamo soltanto ad abbaiare. Ci impegniamo a raccogliere le firme per il referendum affinché voi cittadini, voi datori di lavoro di noi dipendenti al Parlamento, possiate decidere se noi siamo uguali a voi o siamo piuttosto persone al di sopra della legge.
Cosa succederà prossimamente? Ci sono delle ferree regole che dobbiamo rispettare, che rendono molto difficile questo cammino. Abbiamo bisogno del vostro aiuto.
Oggi abbiamo depositato il quesito. Nelle prossime settimane, mentre gli altri vanno in vacanza, prepareremo la macchina organizzativa. In ogni provincia faremo un centro di raccolta e di coordinamento, che risponderanno ad un coordinamento generale a Roma e a Milano in sedi che vi indicheremo su questo sito. Abbiamo bisogno di persone che ci aiutino a raccogliere le firme, a preparare banchetti, a firmare e a far firmare questo quesito referendario.
Abbiamo due mesi e mezzo, massimo tre mesi di tempo. Inizieremo la raccolta ufficiale delle firme il 12 settembre con il lancio dell'iniziativa a Vasto. Da adesso al 12 settembre prepareremo tutta la macchina organizzativa, vi faremo sapere nelle prossime settimane dove ci saranno i centri di raccolta e tutto il materiale a disposizione, e soprattutto dove sarà il centro informazioni di tutti gli eventi che si svolgeranno in tutte le province d'Italia.
Dal 12 settembre al 12 dicembre ci saranno tre mesi di fuoco in cui tutti i giorni, soprattutto nei fine settimana, faremo eventi in tutte le piazze d'Italia grazie a voi, grazie a tutti quelli che vogliono darci una mano. In questo sito troverete la mail (info@antoniodipietro.com) con la quale mettervi in contatto con l'organizzazione per dare la vostra disponibilità e allo stesso tempo per aiutarci anche nella raccolta delle firme.

In questi tre mesi raccoglieremo le firme, che non possiamo depositare prima del primo gennaio. Abbiamo già fissato la data di deposito delle firme in Cassazione l'8 gennaio dell'anno prossimo.
Come vedete vogliamo fare sul serio. Chiediamo il vostro aiuto, la vostra collaborazione, affinché questo atto di democrazia possa compiersi, affinché i cittadini possano essere messi in condizione di esprimersi liberamente ed essere giudici dell'operato del Parlamento e del governo, e non lasciare che dipendenti del Parlamento nominati da capi partito diano l'impunità a chi è sottoposto a processo.
Appuntamento tramite mail all'organizzazione nazionale, ed in seguito alle organizzazioni provinciali, per la raccolta delle firme. Si parte. (di A. Di Pietro)
NB: 1manifesto blog aderisce alla raccolta firme! 
Caro Manifesto
La questione della giustizia mi sembra una questione dirimente, per quanto riguarda la visione della politica all’interno della sinistra: non per nulla è stata motivo di acceso dibattito nell’ultimo congresso di rifondazione.
Il nodo fatidico, che ci portiamo in eredità da quando abbiamo scoperto che la società è divisa in classi, è il concetto di conflitto. Una grossa parte della sinistra rifiuta di ricondurre la politica alla giustizia, cioè a dire all’etica, in nome dell’autonomia e del primato della politica, poiché concentrare l’azione sui problemi etici vuol dire mettere da parte le radici fondamentali dell’ingiustizia, che risiedono nella divisione in classi della società, e incentrare l’azione su tematiche “sovrastrutturali”.

In altre parole, non si può ricondurre la politica a una questione etica, altrimenti si rischia, una volta risolta questa, di precludere ogni possibilità di cambiamento radicale della società. Mettiamoci anche il fatto che il conflitto rappresenta di per sé il motore fondamentale del diritto, poiché questo non può essere ipostatizzato, ma va considerato in perenne evoluzione, proprio in grazia del conflitto stesso. Mettiamoci inoltre l’idiosincrasia della sinistra verso una cultura genericamente repressiva, e si capisce il mal di pancia di Vendola e dei Bertinottiani. È paradossale, però, che proprio quella componente di Rifondazione che fa del conflitto la discriminante fondamentale del suo agire abbia voluto porre l’accento sulla questione morale.
Il problema è, a mio avviso, che nel contesto italiano in particolare il problema giustizia non può semplicemente essere eluso, bollando gli avversari come giustizialisti tout court e rimarcando la differenza fra chi è per il cambiamento vero e chi invece per una morale levantina punto e basta. La specificità italiana è tale che i principi basilari del diritto borghese vengono calpestati, soffocando ogni possibilità di politica (alta o bassa che sia) che abbia un minimo di credibilità. Non si può placidamente discutere in un salotto televisivo con dell’Utri o Cicchitto, o Berlusconi stesso, facendo finta di ignorare le loro storie intrise di trame, malaffare e connivenze mafiose, solo perché “il problema, compagni, è politico”.

Tutto ciò crea una prevedibile irritazione nella “plebe” poiché mette tutti i soggetti della politica sullo stesso piano. È vero, non bisogna assecondare gli istinti forcaioli e plebei del cosiddetto “popolo”, ma qui non si tratta di mettere in galera nessuno, qui si tratta di raggiungere un grado accettabile di legalità, si tratta di restituire un minimo di agibilità alla politica, soffocata da interessi mafiosi e di casta. È proprio la politica con la P maiuscola che viene danneggiata da fenomeni regressivi come la criminalità politico-mafiosa, ed è per questo che si corre il rischio della mutazione del popolo in plebe.
Ho letto (nell’intervista al Manifesto) Vendola che irrideva all’intervento di un compagno che proponeva di formare un CLN insieme ai dipietristi. Anch’io un po’ fra il serio e il faceto ho fatto una proposta simile sul blog di Grillo, e alidilà degli aspetti che Vendola trova scandalosi, il problema di una transizione italiana si pone eccome, e non possiamo ignorarlo.
Dire che Grillo e di Pietro sono populisti è come dire che il dolore è tale perché fa male. Non significa niente. Bisogna finirla coi pregiudizi e con le discriminanti, non dobbiamo essere d’accordo con Grillo su tutto, ma non possiamo ignorare quelle istanze che la sinistra in tempi non sospetti aveva fatto sue prima ancora dello stesso Grillo... (di Franco Cilli )
Drastico mistico tour
CORNUTO! Sappi che quello era il mio motorino...

Quello era il mio motorino. Tu puoi nasconderlo, puoi riverniciarlo, puoi raschiare il telaio, puoi venderlo o tenerlo, puoi farci quello che vuoi, ma resta sempre il mio motorino ed a ricordartelo saranno le mie maledizioni forever...
Le maledizioni ti si attaccheranno al telaio del mio motorino, sul manubrio e sotto la sella, nel fanale posteriore ed in quello anteriore così che si spenghino in una notte tutta buia mentre incroci un grosso TIR guidato da un camionista ubriaco, morto di sonno e per di più inglese e per questo tiene la sinistra... nei freni che ti si staccheranno all'improvviso quando ti accorgerai che la macchina davanti a te ha inchiodato. Una volta compresso e schiacciato nel suo bagagliaio ti sorgerà il dubbio che qualcuno ti abbia maledetto... Io!
Le maledizioni ti si attaccheranno al sellino che salterà via mentre stai salendo al volo e un ferro nel culo ti insegnerà a non mettere più il naso tra i cazzi mieie in più prego madre natura di infradiciarti di grappoli di emorroidi... di farti sputare sangue una mattina appena alzato, di spappolarti gradualmente il fegato, di farti sordo, muto, ma non per sempre, minchia! Che la voce ti venga sporadicamente e per pochi secondi nei quali tu spari delle cazzate immani... Era il mio motorino, cornutazzo!
T'accechi un occhio e ti renda daltonico l'altro... ti doti di un olfatto dove ovunque tu percepisca solo odore di merda... che ti doti di una gobba e se già ce l'hai, che in questo caso te la accentui, così che l'unica cosa che tu riesca a vedere sarà i tuoi coglioniiii!
Ed in fine... che uno stormo di piccioni incazzati ti scambino per l'assessore all'ecologia riempiendoti integralmente di scagazzate così che tu debba scappare col mio motorino però ingolfato di merda...
Buon viaggio... Cornutooooooooooo! (da una mail di Mario Drastico fratello di Alex)
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Nonostante tutti i proclami del nuovo Berlusconi Ter ...nel paese Italia aumentano paure e insicurezza!
Il presidente e il padrone
Training indotto del presidente della squadra PD+L, a cena con i suoi "giocatori" scelti.

Dopo l’incidente di ieri pomeriggio alla Camera, (il Governo è andato sotto su una votazione sul "milleproroghe"), il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi si cala nei panni del presidente di "squadra". E va con la sua formazione vincente "di senatori", a una cena al centro di Roma, per complimentarla e caricarla. (pare fossero ospiti in tanti... Maurizio Gasparri, Gaetano Quagliarello, Ignazio La Russa, Sandro Bondi, Maurizio Sacconi ecc...).
Ecco il discorsetto: «Grazie per come avete fatto iniziare questa legislatura, la superiorità del gruppo del Pdl al Senato -rispetto a quello della camera- e' indiscussa e indiscutibile. Finirete nello sprint è in bellezza» -Classico discorso da presidente di calcio al suo club, o come un maestro che sulla lavagna mette in colonna buoni e cattivi. Peccato invece che di scolaretti, si trattasse invece, di una squadra di maturi professionisti della politica, quella a cui si rivolgeva da propietario irritato-

I seguaci piu' fedeli, subito sono corsi a metterci la pezza a colore: "è stata soprattutto una battuta..." si' il capo ha fatto la battuta !! MA e' palese il fatto che in campo resta l'accusa diretta fatta dal capo, di essere dei deputati assenti disobbedienti e fannulloni e di contro ci sono dei senatori presenti obbedienti e diligenti.
Proprio così, deputati assenteisti e svogliati che per la seconda volta in due mesi fanno andare sotto il governo durante una votazione. Cosa mai accaduta in Senato. E perchè? Perchè ben sessantasette di quelli che Berlusconi ha messo nelle liste e ha fatto eleggere per fare il loro dovere non erano in aula a fare il compitino. E il governo, la maggioranza del capo, è andata sotto su un emendamento creando non pochi guai. Conseguenza si evince: i deputati sono inferiori ai senatori, o meglio poco diligenti a eseguire gli ordini di squadra.

Ma la squadra dei "perdenti" si ribella: «Le affermazioni del Presidente Silvio Berlusconi sulla presunta superiorità del gruppo del Pdl al Senato rispetto a quello alla Camera sono infelici, irrispettose e irricevibili. Le parole di Berlusconi provocano, inoltre, un ulteriore disagio ai deputati, già costretti a convertire decreti blindati del governo». -Che dite: possiamo liquidarle come ribellioni giovanili di delusi in amore? forse no !-
PECCATO. SI' e' un gran peccato...
E' proprio un peccato mortale per noi cittadini, perche' la confusione tra calcio, politica, cabarettismo, e aziendalismo ...la paghiamo pesantemente solo noi italiani, con il paese che va' a rotoli e noi in bolletta.
Retrocediamo e non c'e' nessuna mitica bizona alla oronzo cana' ..che ci possa salvare !!
Rifondazione Comunista
L'ultimo di Rc ...e' stato un congresso epico ... anzi di piu' ..catastrofico !!

In sostanza seguire l'ultimo congresso di RC è stato come vedere brontosauri e rincocricetosauri che follemente ...se le danno da orbi mentre, un grosso meteorite letale gli precipita addosso... poi AMEN !!

Cari compagni ...solo alla morte non c'e' rimedio !! Appunto ..sigh !! 
I Grilli della Casta
Italia e politica: suonano ...sempre le solite campane a morte


suonano da anni ...ma nessuno libera mai le poltrone comode !! 



Questi perdenti ...lo sono fino in fondo
Ammazza che... idealita', pacifismo, partigianeria, solidalismo, visione del partito che hanno questi !!
E' finito il congresso.. ora si preannuncia una dura battaglia e una dura contrapposizione.
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Ora e' ufficiale dentro il Prc non è e non saranno ne' i giorni di Vendola, né quelli di Gennaro Migliore, che Bertinotti avrebbe tanto voluto come suo successore. Né tantomeno saranno i tempi di Franco Giordano il segretario di Rifondazione fino al disastro del 13-14 aprile e che, velenosamente, attacca: «Con Paolo Ferrero segretario viene meno la condivisione collettiva della sconfitta che non è responsabilità solo mia visto che lui era ministro del governo Prodi che tutti consideriamo come causa del risultato elettorale di aprile».
NB: “un’aggregazione informe di gruppi minoritari” Senti come parla il mancato segretario di piu' della meta' del suo partito. ECCO la rifondazione che ho lasciato piena di intrighi che per una volta escono tutti allo scoperto, tessere usate come clave per sovvertire cosa? ..l'esito di un congresso? ..la follia ..altro che rivoluzione ...Vendola & Co. NON MI RAPPRESENTI PIU' ..io sono un comunista ..voi delle tessere.
Adesso è il tempo di Fosco Giannini, Claudio Grassi, Walter De Cesaris, Claudio Bellotti, e' il tempo di Paolo Ferrero che è il nuovo segretario, a sorpresa, di Rifondazione Comunista, ha battuto Nichi Vendola con pochi voti di scarto. Basta cachemire e salotti televisivi. Si cambia. Una svolta che si sintetizza in una frase: «Noi vogliamo ripartire dai problemi reali della società e magari con meno apparizioni in tv». Vendola, è il governatore della Regione Puglia che dopo l’abbandono di Fausto Bertinotti, aveva assunto la guida dell’area bertinottiana interna a Rifondazione sicuro di prenderne il posto da segretario. Invece dopo la democratica votazione in congresso è risultato eletto Ferrero, che lo stesso Vendola ha accusato di “portare Rifondazione al passato anziché al futuro”, definendo poi, la maggioranza che ha eletto Ferrero, come “un’aggregazione informe di gruppi minoritari” e dichiarando minaccioso "che la battaglia non è finita". precaria, che ha come collante un'ambiguità e un equilibrismo semantico». Per Vendola, quindi, non c’è tempo da perdere: «Lancio un appello – annuncia - per una campagna di iscrizioni per arrivare a capovolgere la linea di maggioranza, e quanto prima faremo una manifestazione». Nichi sconfitto è quasi un paradosso. Lui che, contro tutti i pronostici, è riuscito a conquistare la Puglia al centrodestra, è costretto alla resanel suo partito. Sconfitto dallo "sconosciuto" autsider Paolo Ferrero. Nichi

CMQ Compagni prima di disperare per la fine del PRC leggete questa dichiarazione: "Auguri di buon lavoro al segretario Ferrero, ma ritengo che abbia vinto chi ha avuto le posizioni più estreme, più lontane da una cultura riformista". Sapete chi lo lo ha detto? Lo ha detto Walter Veltroni, uno che in politica non ne becca una giusta da molti mesi.
DUNQUE si evince che la vittoria di Ferrero è una buona notizia per Veltroni. perche' a suo dire dimostra in sostanza che la sua scelta da leader del Pd di correre da solo e non con Rifondazione è stata azzeccata. PARAFRASANDO.. Veltroni e' felice di essere diventato una solida minoranza e vuole restare lungamente un partito di minoranza nel paese, ma senza i comunisti che gli ricordano troppo la gioventu' perduta.
CHE DIRE AI RIFONDINI: fiiuuu fischia... meno male avete rischiato proprio grosso. Ci mancava solo che vi fosse capitato, tra capo e collo, un Walter per amico, per chiudere l'opera definitivamente ..cosi' almeno resta viva la speranza ..sempre meglio soli che inVeltroniti. 
PS: Staremo a vedere come andrà a finire... ma la prima cosa evidente in questa brutta recita ...e' che questi compagni della "storia comunista italiana" ...hanno davvero ben poco da portare avanti !!
Mentre la fame mondiale si aggrava...
...un gruppo di aziende legate al cibo "ingrassa" e aumenta i suoi profitti.

LA PROVOCAZIONE: Nel 1729, Jonathan Swift, più noto per “Gulliver”, scrisse la sua Modesta proposta per impedire che i bambini irlandesi siano a carico dei loro genitori o del loro Paese e per renderli utili alla comunità (Marota & Cafiero Editori, Napoli 2007). Consigliava di ingrassare i bambini denutriti e darli da mangiare ai ricchi proprietari terrieri irlandesi. Compiuto un anno, i figli dei poveri potrebbero essere venduti in un mercato della carne per combattere la sovrappopolazione e la disoccupazione. Così facendo si sarebbe risparmiato alle famiglie il costo del nutrimento dei figli, fornendo loro una piccola entrata aggiuntiva si sarebbe migliorata l’alimentazione dei più ricchi e si avrebbe dato un contributo al benessere economico dell’intera nazione. Swift offriva un supporto statistico per le sue asserzioni e dati specifici sul numero di bambini da vendere, il loro peso, il prezzo e i possibili modi di consumazione, suggerendo alcune ricette per preparare questo delizioso tipo di carne, essendo sicuro che questa cucina innovativa avrebbe dato spunto per ulteriori pietanze. L’implementazione di questo progetto, concludeva, aiuterà a risolvere i problemi complessi dell’Irlanda in materia sociale, politica ed economica più di ogni altra misura finora proposta. Rimane un’interessante proposta che, dato il pericoloso sviluppo del problema, probabilmente è già stata messa allo studio dagli esperti internazionali. Infatti, oggi come allora, parlare di bambini senza limitarsi alla scontata espressione di buoni sentimenti (anche da parte dei boia), implica parlare di scuola, lavoro, diritti negati, povertà e morte poiché, seguendo la mai interrotta tradizione erodiana, si continua ad assistere alla pratica dell’infanticidio, questa volta praticato su scala mondiale.
Nel mondo c’è più povertà e più fame di prima. Basta ricordare la cronaca dei primi mesi del 2008, segnati dalla disperazione e dalla rabbia che hanno provocato saccheggi e furti di cereali, caos e incendi. In un anno, nel Bangladesh, si è duplicato il prezzo del riso, ad Haiti è aumentato di oltre il 40%, come in Egitto. La stessa dinamica si è verificata in Costa d’Avorio, Bolivia, Indonesia, Messico, Filippine, Pakistan, Mozambico, Perù, Yemen, Etiopia... Per cui gli eserciti pattugliano le strade in Pakistan e Thailandia, ad Haiti le manifestazioni hanno provocato decine di morti e feriti, nel Marocco i cittadini hanno formato i tansikiyate per lottare contro l’aumento dei prezzi dei generi di prima necessità che, nel settembre 2007, sono aumentati del 25%. In Egitto il mullah Sheik Yusef al Bradi dell’Università Al Azar, ha paragonato la situazione con quelle della “rivolta del pane” del 1977 nel Camerun. La feroce repressione esercitata contro una serie di rivolte nel febbraio 2008 ha provocato almeno 40 morti secondo le fonti del governo, oltre 100 secondo i “rivoltosi”...
Di norma, la scarsità di cibo si verifica in Paesi e regioni localizzate, in seguito a disastri naturali, piaghe o guerre. Il suo attuale approfondimento deriva da un trentennio di politiche neoliberiste, per cui avviene simultaneamente in molte nazioni e in diversi continenti, anche se non ha dovunque le stesse conseguenze. In altre parole: l’aumento dei prezzi del frumento ha sempre un impatto reale, ma per i consumatori europei è limitato, giacché rappresenta soltanto una piccola parte dei loro consumi di base. Altrove invece è drammatico, perché i consumi alimentari rappresentano percentuali dieci volte più alte rispetto al proprio reddito…
A livello mondiale, secondo il Programma Mondiale di Alimenti (Pam), ai 982 milioni di persone che alla fine del 2007 non avevano da mangiare, se ne sono aggiunti altri 100 milioni. Il dato è falso: se ai morti di fame aggiungiamo i “quasi morti” di fame, si supera i 3 miliardi di persone.
Secondo la Fao, la crisi alimentare si è scatenata in 37 Paesi. Nel 2008, i più poveri pagheranno il 65% in più per le loro importazioni di cereali, in alcuni Paesi africani l’aumento sarà del 74%. Ciò malgrado nel 2007 la produzione mondiale di grani, 2,3 miliardi di tonnellate, sia aumentata del 4% rispetto al 2006.
Poiché qualcuno blatera, senza contradditori, che la ragione determinante di questa crisi è la crescita della popolazione, è utile ricordare che questo raccolto è il triplo di quello del 1961, mentre nello stesso periodo la popolazione complessiva si è solo duplicata. Due numeri che bastano per affermare che la fame non è dovuta alla mancanza di cibo, ma al fatto che milioni di persone non possono acquistarlo.

La popolazione mondiale consuma direttamente meno della metà dei grani raccolti. Il resto serve per alimentare mucche e veicoli a motore. Ghandi, testimonial pubblicitario involontario, sarebbe sorpreso di vedere come, agli 850 milioni di affamati, vengono anteposti 850 milioni di automobilisti, gli uomini a 6 gambe: con i cereali utilizzati per far un pieno di benzina si potrebbe far mangiare una persona per un anno. Ciò dovrebbe mettere non solo in chiaro che la trasformazione degli alimenti in carburanti è un crimine, ma costringerci a mettere in discussione pure abitudini alimentari che, viceversa, continuano ad essere spinte dagli organismi internazionali poiché costituiscono buoni affari.
Mentre la fame si aggrava, un gruppo di aziende legate al cibo aumenta i suoi profitti in modo stratosferico. Avviene, per esempio, per le imprese che producono fertilizzanti: nel 2007, Potato Corp ha incrementato i profitti del 72%, Yara del 44%, Sinochem del 95%, Mosaic del 141%. Per quelle che commercializzano granaglie: nei primi tre mesi del 2008 Cargill ha aumentato i suoi profitti rispetto al 2007 dell’86%, Adm del 67%, Conagra del 30%, Bunge del 49%, Noble Group del 92%. Per quelle che producono alimenti, come Nestlé e Unilever, o sementi e agrochimici, come Dupont, Monsanto e Sygenta… Quando si dice il caso.
Gira un’altra volgata facilona, secondo la quale l’aumento dei prezzi del cibo è una conseguenza della crescita economica cinese. In Cina più persone mangiano, e mangiano di più. Mangiano, cioè il nostro, perfidi come sempre. Una scusa facile che, incolpando altri, permette pure d’intavolare discorsi demagogici nei quali cade, non ci vuole poi tanto, pure la “sinistra”.
Un recente studio di Daryll E. Ray, direttore del Centro d’Analisi delle Politiche Agricole dell’Università del Tennessee, intitolato “Data show that China’s more meat-based diet is Not the cause of ballooned international corn prices” (Apac, Università del Tennessee, Knoville maggio 2008, è consultabile sul sito http://www.agpolicy.org.), dimostra:
- Per quanto riguarda la carne: in Cina, tra il 1990 e il 2007, la domanda di carne bovina è passata da 1,1 a 7,4 milioni di tonnellate, ma è stata completamente coperta con la produzione interna che ha permesso persino di esportare piccoli eccedenti. Il consumo di maiale è aumentato da 23 a 45 milioni ma la Cina, autosufficiente, ha continuato a esportarla. Il consumo di pollame è passato da 2,4 a 11,5 milioni di tonnellate, ma solo nel 2007 la Cina ha dovuto importare una modesta quantità (124.000 tonnellate). Quindi, tra 1990-2007, in Cina la domanda di carne è aumentata del 142%, ma è stata coperta con la produzione interna e non ha portato nessuna pressione addizionale sul mercato internazionale della carne.
- Per quanto riguarda i cereali: tra il 1990 e il 1999 il consumo di riso è passato da 124 a 134 milioni di tonnellate. Ma, grazie a un aumento della superficie coltivata, il paese ha continuato a esportarne. Per il mais, nel 2005 la Cina ha esportato 3,5 milioni di tonnellate, mentre la domanda interna di frumento è passata da 102 milioni di tonnellate negli anni ’90 agli attuali 109. A partire dal 2000, una riduzione della produzione interna ha costretto il paese a utilizzare le sue riserve, ma dal 2005 sono aumentate sia la superficie coltivata che la produzione interna, e la Cina ha ricominciato a esportare frumento.
La conclusione dello studioso, certamente “un antiamericano”, è: “I dati mondiali non rivelano un incremento, ma una diminuzione della domanda internazionale di cereali… La Cina è responsabile di buona parte di questa riduzione”.

Afferma Jean Ziegler, ex relatore speciale dell’Onu sul Diritto all’Alimentazione: “Centomila persone muoiono ogni giorno per ragioni legate, direttamente o indirettamente alla fame. Per questo motivo, ogni cinque secondi muore un bambino che non ha ancora compiuto 10 anni... Non è una fatalità, ma una conseguenza dell’ordine capitalistico mondiale, assassino e assurdo, perché uccide senza bisogno. Quando un bambino muore di fame, muore assassinato… Ci sono due tipi di fame: congiunturale e strutturale. Quella congiunturale è la fame che siamo abituati a vedere nel Darfur, in Etiopia o nei periodi di guerra ed è il risultato dell’affondamento di un’economia. Questa fame è responsabile del 5% delle vittime. La fame strutturale è implicita nelle strutture del sottosviluppo. Ed è responsabile del 95% dei morti” (La tragedia del hambre espolea las migraciones, EFE, Madrid 25 giugno 2007).
L’aumento delle disuguaglianze, che ha assunto i connotati di una valanga (vedere, ad esempio l’aumento della giornata lavorativa fino a 65 ore settimanali, 1 ora in più di quanto si lavorava nel 1870, decisa nel giugno 2008 dai governi europei, a parità di salari ci si augura), non solo ha pesanti ripercussioni immediate, ma si prospetta in modo diretto e pesante sul futuro dell’umanità poiché, tra le persone che vivono senza beni e servizi di base essenziali alla sopravvivenza, la crescita e lo sviluppo, s’includono circa un miliardo di bimbi, oltre il 50% del totale mondiale. Ovviamente, ciò favorisce la violazione di tutti i diritti dell’infanzia, ad esempio attraverso lo sfruttamento sessuale commerciale che colpisce oltre due milioni di minorenni.
A scadenze fisse, l’Onu propone ponderosi volumi sui diritti dell’infanzia. Nel suo Rapporto annuale 2005, l’Unicef afferma: “Nell’insieme degli Stati poveri la denutrizione grave colpisce oltre il 16% dei bambini sotto i cinque anni, la mancanza d’acqua potabile il 20% (circa 400 milioni), sono esclusi dai servizi sanitari 270 milioni, non dispongono di una casa oltre 640 milioni, il 13% del totale di bimbi tra 7 e 15 anni, 140 milioni, non frequenta la scuola elementare (...) Per risolvere la catastrofica situazione dei bambini è indispensabile una distribuzione più equa dei redditi e l’abbandono di una visione che dà priorità esclusivamente alla stabilità macroeconomica per assumere una politica che affronti simultaneamente le questioni economiche e sociali”. Nel successivo Rapporto sulla condizione dell’infanzia nel mondo 2006. Esclusi e invisibili: “Milioni di bambini, sottoposti a gravi forme di sfruttamento e discriminazione, sono diventati invisibili al mondo. Diversi fattori escludono e riducono i bambini all’invisibilità, privandoli della protezione dagli abusi, escludendoli dalla scuola, dall’assistenza sanitaria e da altri servizi, rendendoli più vulnerabili in quanto detentori di minori informazioni e canali per potersi tutelare (...)
Sono fondamentalmente quattro le situazioni che espongono i bambini al rischio dell’invisibilità. Anzitutto la mancata registrazione al momento della nascita: i bambini non registrati non sono inseriti nelle statistiche ufficiali o non sono ufficialmente riconosciuti quali membri della società, non hanno garantita un’istruzione, una buona assistenza sanitaria e altri servizi che sono fondamentali per la loro crescita e per il loro futuro. Accade ogni anno al 55% (oltre 50 milioni) dei bambini nati nei Paesi in via di sviluppo. Poi, occorre considerare i bambini che hanno perso i genitori e che, spesso, sono costretti a provvedere a se stessi, a lasciare la scuola, a vivere per strada esposti a ogni forma di sfruttamento. I loro bisogni sono completamente trascurati. Su 143 milioni di bambini che vivono nei Paesi in via di sviluppo, 1 ogni 13 ha perso almeno un genitore. Per i bambini poveri, la perdita anche di un solo genitore, specie della madre, provoca enormi difficoltà. In terzo luogo, questi bambini sono spesso costretti ad assumere prematuramente ruoli d’adulti: oltre 250.000 bambini sono arruolati come soldati nelle guerre in corso in varie parti del mondo, come combattenti, cuochi, portatori, corrieri, schiavi sessuali. 246 milioni di bambini e bambine tra 5 e 17 anni lavorano in fabbriche, miniere, in agricoltura con macchinari pericolosi. Circa il 70% tra questi, 171 milioni, lavora in situazioni pericolose, in condizioni rischiose, esposti a lesioni, malattie e morte. 73 milioni di questi bimbi hanno meno di 10 anni. Da considerare anche lo sfruttamento diretto. La più alta frequenza d’incidenti avviene nel settore edile, dove uno ogni quattro bambini e oltre una ogni tre bambine subiscono traumi e malattie direttamente collegate al lavoro che svolgono. Nel settore minerario, traumi e malattie colpiscono poco più di uno ogni sei bambini e una ogni cinque bambine. Altri 8,4 milioni di bambini sono costretti a lavori forzati (...) Il 41% dei minorenni lavoratori vive nell’Africa occidentale e centrale e nell’Africa subsahariana, dove lavora il 37% dei bimbi ed il 34% delle bimbe tra 5 e 14 anni. Nell’ Asia meridionale sono il 15% e il 14% rispettivamente. Nell’America Latina e nei Caraibi l’11% e l’8%. Infine, i bambini subiscono altre forme di sfruttamento la cui entità è impossibile conoscere. Molti scompaiono in traffici illegali, destinati all’industria del sesso (2 milioni) o impiegati come domestici. Altri milioni di bambini sono sottoposti alla servitù per debiti e altre forme di schiavitù, alla prostituzione e alla pornografia. Questi bambini invisibili, sono esclusi dall’istruzione, subiscono maltrattamenti fisici, sono sovraccarichi di lavoro. Soffrono ferite di diverso tipo, fratture o amputazioni di arti, bruciature e malattie della pelle, malattie respiratorie e gastro-intestinali, febbri e mal di testa per la temperatura eccessiva di coltivazioni e fabbriche”.

Sempre secondo lo stesso rapporto dell’Unicef, non si tratta di una piaga biblica: “Lo sradicamento del lavoro infantile può essere realizzato in due decenni. Con benefici economici valutabili in 4.345,7 miliardi di dollari. Questo programma costerebbe 760,3 miliardi di dollari, ma i benefici stimati arriverebbero a 5.106 miliardi di dollari”.
Quindi, sradicare il lavoro infantile sarebbe possibile (e redditizio), ma i realisti dicono che gli alti costi lo rendono impossibile (utopico). I fatti dimostrano che i realisti hanno ragione. D’altra parte, è difficile immaginare che un governo e/o istituzione internazionale abbia la sfrontatezza di ritenere abbordabile il costo stimato di un programma come questo, che equivale all’80% della cifra che la popolazione statunitense spende annualmente per i prodotti cosmetici, al 90% della cifra che gli europei occidentali hanno speso nel 2003 per i gelati (nell’Europa a 15, non a 27), al 76% della spesa militare per armamenti e guerre realizzata nel 2004, a quasi un quarto del costo stimato della guerra in Iraq…, un costo talmente proibitivo da poter costringere le popolazioni del Nord del mondo a qualche dieta o a qualche ruga in più o, addirittura, a diminuire l’intensità della missione civilizzatrice che si sono assunte tramite i loro governi.
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