Il potere logora ...il paese
Parafrasando Andreotti "il Divo" ...questa e' la triste realta Italiana !!
50anni di classi dirigenti "imperdonabili" ...che hanno consumato il Paese ...e lo hanno portato sfinito e in braghe ...pieno di debiti in una Europa ...totalmente incapace di correggere ...e ricondurre nei giusti binari la deriva che viviamo ...Una deriva che parla di una Italia in grave crisi ...allo sbando morale e civile ...in balia di mafie e di globalizzazione ..e senza piu' anticorpi ideologici contro i fanatismi politici risorgenti. Questa è l'eredita' pesantissima che ci viene dall’Italia del tardo dopoguerra, la vediamo oggi raccontata da Paolo Sorrentino che nel film "Il Divo", narra la storia del potere attraverso il muro di gomma Andreottiano e come in un romanzo mai troppo drammatico ...ne viene fuori una nazione zeppa di ingenui e governata da furbi, che tanto lavora, e che spende di più di quanto produce ...un popolo che si ritrova pieno di debiti e senza piu' idee e vie di fuga. Un paese dove una casta di gente "nana" comanda per decenni, in una palude politica stagnante e collusa con interessi ambigui poteri deviati e arricchimenti personali. Per oltre 50anni Andreotti (protagonista del film) è stato il mago del «Non c’ero, non so, non mi risulta, non ricordo» ...del “Meglio non ammettere le cose nemmeno con se stessi per non lasciare tracce”. TUTTO questo svolazzando tra omicidi e suicidi, attentati e rapporti “problematici”: Aldo Moro, Sindona, Calvi, Riina, Falcone, Mino Pecorelli, Dalla Chiesa, Lima, Buscetta.

E Nonostante Tutto ...Non Abbiamo imparato NULLA !!

chiedendogli chiare definizioni delle nozioni comuni della vita sociale ed etica. Socrate è la voce di chi vuole sostituire al mondo umano un nuovo mondo, più vero del vero, più pulito e brillante e dai netti confini. 
Il Nucleare ...rimane una scelta sbagliata
Il nucleare resta la fonte energetica piu' costosa e meno sicura che ci sia

Ecco cosa affermano oggi tre della maggiori associazioni ambientaliste: ''Il nucleare e' la fonte energetica piu' costosa che ci sia. Non ha risolto nessuno dei problemi di smaltimento delle scorie e di sicurezza degli impianti. Non e' la risposta al mutamento climatico''. E' quanto affermato da Greenpeace, Legambiente e Wwf in una conferenza stampa congiunta stamane a Roma. Le associazioni espongono le ragioni della loro ribadita contrarieta' all'utilizzo dell'atomo come panacea alla famelica richiesta energetica italiana, lo fanno alla presenza del direttore Campagne Greenpeace Italia, Giuseppe Onufrio, del presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza e del direttore generale del Wwf, Michele Candotti. Tornare al nucleare per l'Italia: «Sarebbe un vero e proprio salasso economico per l'intera collettività, con un immenso esborso di risorse pubbliche», inoltre «inserire il dibattito sul nucleare all'interno della strategia energetica nazionale, eliminando, così, all'origine i rischi legati a posizioni ideologiche». Dal ricco dossier delle tre associazioni ambientaliste emerge con evidenza che il nucleare è una delle fonti energetiche tra le piu' costose, considerato come «gran parte dell'elettricità da nucleare sia legato al costo di investimento per la progettazione e realizzazione delle centrali, che è almeno doppio di quanto ufficialmente dichiarato e richiede tempi di ritorno di circa 20 anni». Non vanno poi dimenticati, i notevolissimi costi di smaltimento e stoccaggio delle scorie e di decommissioning degli impianti. Sono evidentemente tutte spese, che rendono molto cara la scelta del nucleare. Basta pensare che persino l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), prevede, per i prossimi anni, un ridimensionamento del nucleare nella produzione elettrica mondiale, che dovrebbe scendere dal 15% del 2006 a circa il 13% del 2030. Sempre secondo il dossier, il nucleare non consentirebbe di ridurre la nostra bolletta energetica. Per renderlo, sostengono, un pezzo consistente della produzione energetica nazionale occorrerebbe costruire da zero tutta la filiera. Oltre agli impianti di produzione del combustibile e il deposito per lo smaltimento delle scorie, servirebbero, almeno, 10 centrali, per un totale di 10-15mila Mw di potenza installata, e tra i 30 e i 50 miliardi di euro di investimenti, con il forte rischio di sottrarre risorse allo sviluppo delle rinnovabili e dell'efficienza energetica. Ma, soprattutto, sostengono le associazioni, la scelta nucleare non è affatto sicura e mette una vera e propria pietra tombale su qualsiasi prospettiva di riduzione delle emissioni di Co2. Il nucleare di quarta generazione, spiegano, è ancora di là da venire (si parla del 2030) e, nelle migliori delle ipotesi, il primo impianto (di terza generazione) entrerebbe in funzione tra almeno 10 anni, sancendo, di fatto, l'addio agli obiettivi comunitari e vincolanti del 30% di riduzione delle emissioni di Co2, del 20% di produzione energetica da rinnovabili e del 20% di miglioramento dell'efficienza energetica al 2020. Quale soluzione dunque: la soluzione per fermare la febbre energetica del pianeta e' molto piu' semplice dell'opzione nuclearista rilanciata dal governo Berlusconi e in particolare cavalcata dal ministro Claudio Scajola, ed e' fondata sul risparmio, sull'efficienza energetica e sullo sviluppo delle fonti rinnovabili. Greenpeace, Legambiente e Wwf sostengono tra l'altro che non e' vero che il nucleare sia economico, che nucleare e liberalizzazione del mercato sono incompatibili e che in Italia non consentirebbe di ridurre la bolletta energetica a causa degli alti costi e dei tempi lunghi di realizzazione delle centrali.
Sottoscrivo anch'io la petizione: No al carbone, no al nucleare, si all'energia pulita
Ingrid Betancourt
Oltre 3000 firme raccolte per cittadinanza onoraria a Ingrid Betancourt

Dal 24 maggio, in Piazza Maggiore, sulla facciata di Palazzo d’Accursio, c'e' un grande striscione che parla alla popolazione di Ingrid Betancourt, cittadina colombiana di origini francesi, eletta parlamentare dal 1994, candidata alle elezioni presidenziali nel suo Paese nel 2002. In quello stesso anno venne presa prigioniera dalla guerriglia colombiana che da allora la tiene in ostaggio. La storia di Ingrid ha commosso tutto il mondo, per la durezza della prigionia, il dolore dei figli e degli altri familiari, le notizie sempre più preoccupanti sulla sua salute, che le condizioni di una detenzione nel pieno della foresta non fanno che aggravare.
A Bologna, si è formato un Comitato, che ha raccolto 3000 firme, per chiedere che sia concessa la cittadinanza onoraria della città di Bologna a Ingrid Betancourt. Di questo Comitato fanno parte Roberto Morgantini, del Centro lavoratori stranieri Cgil; Mattia Fontanella, del Comitato delle Memorie; e il consigliere comunale Leonardo Barcelò Lizana, primo firmatario di un ordine del giorno "per liberare Ingrid Betancourt" approvato all’unanimità dal Consiglio comunale il 7 aprile 2008. “Bologna chiede la libertà immediata per Ingrid Betancourt: assegnarle la cittadinanza onoraria vuol dire anche ribadire che non esiste altra priorità se non quella di assicurare i diritti a tutte e tutti” ha dichiarato Roberto Morgantini.
Il 26 maggio, a Palazzo d’Accursio, sono state consegnate, al presidente del Consiglio comunale Gianni Sofri, le oltre 3000 firme, per chiedere che sia concessa la cittadinanza onoraria di Bologna a Ingrid Betancourt.
si possa fare qualcosa, è difficile dirlo e aspettarselo. Qualcuno, ‘compagno’ di Giunta, ha ancora voglia di fare e di progettare? Non che si voglia sollecitarlo nel ruolo di cavallo d’Ulisse, in una Vasto-Troia neppure più assediata, e di un fortino del governo da un pezzo abbandonato più che caduto.fannulloni e fancazzisti... in liberta'
51 assenti al momento del voto, quando la corazzata del Cavaliere è andata sotto in aula. Ora, frotte di onorevoli «pentiti» camminano a testa bassa ...torneranno in aula parlamentare ...solo dopo essere passati a rapporto dal preside Sivio rigorosamente accompagnati dai genitori... e con la giustificazione.
La battuta che circolava in transatlantico era : “Il Governo è caduto sull’uccello”. Manco fosse stata la signora Longari di Mike Bongiorno, a
cadere. Il boato, lo stupore, la rabbia del Cavaliere... questo racconta di una sconfitta parlamentare molto inattesa e piuttosto paradossale in cui e' inciampata alla Camera la maggioranza di Berlusconi. Il vero punto di crisi sono quei 104 parlamentari assenti nella maggioranza, di cui 54 ingiustificati e 50 in missione. Possiamo precisare con certezza, che gli assenti non erano solo i ritardatari della buvette o qualche scontento rimasto a bocca vuota dopo le nomine dei sottosegretari e dei presidenti di commissione, ma mancava anche piu di uno che è stato visto per le vie del centro di Roma a fare tranquillamente shopping. A Silvio NO proprio non gli è andata giù. Il «danno di immagine» - sbotta Berlusconi - è «enorme». Ieri in aula sono mancati 104 voti del Popolo delle liberta'. E così la maggioranza granitica del Cavaliere a Montecitorio 344 deputati contro 286 dell’opposizione, tutto compreso, è andata sotto per due voti. Chiaramente il grido di gioia più alto tra le opposizioni è quello di Antonio Di Pietro: “Non sanno quel che votano, e quindi non sanno nemmeno che cosa devono votare”. Il sempre piu' ineccepibile Antonio, aveva organizzato per l'occasione un sit-in davanti a Montecitorio per chiedere a Napolitano di non promulgare il decreto che non recepiva correttamente le direttive imposte dall' UE per via dell’emendamento salva rete4 (poi ritirato dal governo) sulle frequenze tv.
Dice il saggio: ...chi il fannullore ferisce ...di fannulloni perisce !! 
POVERO Almirante. La via di Roma che il sindaco Alemanno devotamente vorrebbe intitolargli non solo rischia di condannarlo per sempre a quell'idea di fucilatore che a sinistra avevamo di lui.
Ma in più lo svilisce a ingrediente di un'insipida insalata toponomastica, di una par condicio viaria: se le
proposte di Alemanno verranno accettate, al centro di Roma ci sarà infatti il Foro Fanfani dal quale si dipartiranno a sinistra Viale Berlinguer e Vicolo Craxi, e a destra il Nuovo Corso Almirante. Il sindaco ha spiegato che lo scopo di questa sua idea di lapidare - mettere in lapide - i cadaveri di faziosa lacrimatura sarebbe la pacificazione degli italiani, evidentemente non nel senso di farli vivere in pace, ma in quello di farli ridere in pace. Mancano solo le prenotazioni a futuro loculo: fra cent'anni ci sarà il cortile antagonista Bertinotti; a Veltroni toccherà almeno un quartiere; e, perché no?, un romantico vialetto verrà intitolato a Sandra e Clemente.
La verità è che questi amministratori di An, anche i migliori tra loro come il sindaco Alemanno, mostrano di essere goffi e impacciati. Di sicuro riaprendo, e proprio con Almirante, la guerra civile della toponomastica, rischiano di trasformare in folklore un problema che potrebbe anche avere una sua legittimità storica e simbolica. E' evidente che Alemanno - e con lui il ministro Andrea Ronchi e il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri - si inventano la Grosse Koalition cimiteriale, e sarebbero magari disposti a intitolare strade persino a Mara Cagol e a Giangiacomo Feltrinelli, pur di ottenere nella storia d'Italia un posto per il fondatore del Msi, che attualmente nei libri occupa appena qualche cenno greve e distratto. Ma si può rifare la storia "strada facendo"?
E bisogna aggiungere che se l'avesse fatta qualcun altro, un ex nemico piuttosto che gli ex allievi, la proposta di intitolare una via ad Almirante sarebbe stata magari sbagliata, ma almeno insospettabile. Invece un fazioso omaggio toponomastico non solo non risarcirebbe Alimirante, inchiodandolo al teschio nero e alle foto con gli sprangatori che ancora arredano gli archivi dei giornali e la nostra memoria, ma sarebbe anche un brutto segnale per la nuova stagione di governo, che dovrebbe al contrario marcare la discontinuità con un passato ancora troppo recente: gli anni Settanta. Il bisogno di dissotterrare e risarcire i propri morti con periodici incendi emotivi svela che c'è un'anima di An che forse si sente umiliata e minacciata da una identità istituzionale ormai troppo composta e discreta. Le radici di Alemanno e Gasparri, le bandiere, il passato che ancora li inorgoglisce non è certo quello fascista che non ha nulla a che vedere con loro. Essi celebrano e mitizzano il passato missino, sfogliano e onorano l'album di famiglia della destra italiana degli anni Settanta. L'etica e la solidarietà che li cementa è la memoria del Msi di Almirante appunto, esaltato come campione della democrazia italiana. Ma l'estremismo di destra è un piccolo cimitero di vittime e di carnefici.
Chi ha dimenticato l'Italia degli anni Settanta - ma chi l'ha dimenticata? - potrebbe prendere per buone le vibrazioni di orgoglio di Alemanno anche perché ci furono effettivamente vittime innocenti e pulite tra quei giovani, e bene ha fatto Veltroni a rendere onore, con una passione che a tutti - anche a destra - è parsa sincera, alla memoria dei fratelli Mattei orrendamente bruciati vivi da un commando di vigliacchi terroristi di Potere Operaio. Ma i picchiatori fascisti non sono un'invenzione della propaganda di sinistra. Non erano
animelle candide i giovani estremisti neri che Alemanno spesso compiange. Alcuni di loro organizzavano spedizioni punitive e agguati vigliacchi, aggredivano e colpivano, e qualcuno è saltato in aria fabbricando e sistemando bombe, e c'è stato un terrorismo nero che ha ucciso e ha accoltellato. E' vero che lo spirito del tempo proteggeva di più la violenza dell'estrema sinistra, ma la violenza nera di quegli anni non fu legittima difesa né tanto meno eroismo.
Chiediamoci dunque, al netto della goffaggine, cosa vuole sostenere Alemanno proponendo di intitolare una via di Roma a Giorgio Almirante. Forse che liberò l'Italia dai rancori eversivi fascisti disinnescandoli dentro il Msi, partito borghese salazariano croce e ordine? O ancora che, come aveva fatto Togliatti dopo l'attentato di Pallante, Almirante sconfessò e disarmò il terrorismo nero? Oppure che, rendendo omaggio alla salma di Berlinguer, è stato un precursore della pacificazione? Alemanno vuole ricordare Almirante per il razzismo giovanile o per l'abiura che di quel razzismo pronunziò da vecchio? Invece di lapidare i cadaveri con accanimento nostalgico-ideologico ci porti, Alemanno, i libri, gli studi, i documenti, le testimonianze. Ragioni e si confronti nei convegni seri con gli storici che ricordano Almirante come un fucilatore; e con chi dall'esterno non riusciva a distinguere tra manganello e doppiopetto. Alemanno liberi, se ci riesce, questo personaggio complesso dall'ambiguità e dalla doppiezza che in tanti gli attribuiamo. Insomma provi a convincerci. Diceva in vita il suo Almirante: "Quando vedi la tua verità fiorire sulle labbra del nemico devi gioire perché è il segno della vittoria". Nessuno può sapere cosa direbbe da morto. Ma forse, come il cadavere di Polidoro che Enea sfruttava per addobbare l'altare della sua città, anche quello di Almirante mormorerebbe: "parce sepulto", risparmiami. di FRANCESCO MERLO
« il razzismo è il più vasto e coraggioso riconoscimento di sé che l'Italia abbia mai tentato. Chi teme ancor oggi che si tratti di un'imitazione straniera non si accorge di ragionare per assurdo: perché è veramente assurdo sospettare che il movimento inteso a dare agli italiani una coscienza di razza […] possa servire ad un asservimento ad una potenza straniera » « Noi vogliamo essere, e ci vantiamo di essere, cattolici e buoni cattolici. Ma la nostra intransigenza non tollera confusioni di sorta […] Nel nostro operare di italiani, di cittadini, di combattenti – nel nostro credere, obbedire, combattere – noi siamo esclusivamente e gelosamente fascisti. Esclusivamente e gelosamente fascisti noi siamo nella teoria e nella pratica del razzismo » Giorgio Almirante...
Walter Veltroni sulla proposta di Alemanno, spiega: «Ho preferito fare una scelta più limpida, dedicando strade ai caduti degli anni di piombo, di destra e di sinistra». Chiaro anche Luciano Violante: «Accantonerei decisamente questo scambio reciproco di toponomastica che non serve a nulla e che, questo sì, mi ricorda gli anni del peggior consociativismo». La polemica stradale sbarca alla Camera, quando il deputato Emanuele Fiano (Pd), legge delle frasi da un testo di Giorgio Almirante pubblicato nel maggio 1942 sulla rivista "La difesa della razza". Un testo in cui l'ex leader dell'Msi, fra l’altro, poneva la necessità di «porre un altolà ai meticci e agli ebrei». Fiano interviene a inizio seduta, affermando di aver «visto dei manifesti a Milano, la mia città secondo cui noi italiani dovremmo essere orgogliosi di Giorgio Almirante, di cui dovremmo ricordare la figura. Voglio farlo anch’io leggendo un suo testo autografo pubblicato il 5 maggio 1942 sul periodico "La difesa della razza", di cui l’ex leader del Msi era vicedirettore». Dopo aver letto il breve testo sul razzismo, Fiano ha concluso: «Ringrazio chi ha avuto l’idea di dedicare una strada a Giorgio Almirante per non dimenticare. In effetti noi non lo dimenticheremo mai...».
La risposta, immediata, è stata di Gianfranco Fini, che di Almirante fu un fedelissimo: «Credo che a lei faccia piacere, onorevole Fiano, se dico che sono certamente vergognose le frasi che lei ha letto e che esprimono un sentimento razzista che purtroppo in quell’epoca tragica albergava in tanti e troppi esponenti che in alcuni casi si allocavano a destra, in altri in altre formazioni politiche».
Come possiamo tutti leggere dai suoi scritti, Almirante e' un fascista coerente esempio per tanti fascisti di oggi ...il segno tangibile di quale degrado ci attende nei prossimi anni ...e' una via della capitale ...dedicata in suo onore !! ...a quando una via titolata con affetto a Hitler e Mussolini ??
Siamo alle solite...
Il governo Berlusconi cade su un proprio emendamento, il cosidetto “salva rete 4”. Lo stop provocato dalle vistose assenze tra i banchi della maggioranza. Il ministro Elio Vito non ritiene l'accaduto un fatto politico ma il capogruppo Idv Donandi invita il governo a riflettere su se stesso.
"- Via libera la decreto "salva Rete4". Il Consiglio dei ministri ha approvato il provvedimento con cui si permette alla rete Mediaset di continuare a trasmettere in analogico e con il quale Raitre potrà continuare a raccogliere pubblicità. Il provvedimento è stato firmato dal presidente del Consiglio su proposta, appunto, del ministro delle Comunicazioni. Berlusconi, nella fase in cui il consiglio ha esaminato e approvato il dl, non ha preso parte alla discussione, presieduta dal vicepremier Gianfranco Fini." (era il 2003) 
La questione che oppone maggioranza e opposizione risale al 1999, all'epoca del governo D'Alema, quando il gruppo televisivo Centro Europa 7 vinse una concessione per trasmettere su scala nazionale in tecnica analogica, senza però ottenere le frequenze, occupate da Rete4 in virtù di abilitazioni transitorie, a partire dal decreto Craxi che nel 1984 permise alle reti Fininvest di proseguire le trasmissioni su tutto il territorio nazionale nonostante alcune pronunce della magistratura. Dopo numerose sentenze, anche della Corte costituzionale, la vicenda di Europa 7 arriva al Consiglio di Stato, che chiede lumi alla Corte di giustizia europea. Il 31 gennaio scorso il tribunale di Lussemburgo si pronuncia e riconosce che il sistema di assegnazione delle frequenze in Italia non rispetta il diritto comunitario perché "non segue criteri di selezione obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati". Attualmente la causa pende ancora al Consiglio di Stato, che deve stabilire se e come Europa 7 vada risarcita. Il tribunale amministrativo potrebbe riconoscere a Di Stefano solo un risarcimento economico, non necessariamente l'uso delle frequenze. La misura proposta dal governo si articola in cinque commi e stabilisce che l'attività di operatore di rete, chi cioè gestisce le frequenze, sia soggetta non più a licenza individuale ma a autorizzazione generale, come chiesto dall'Unione europea. Al comma tre l'emendamento consente la prosecuzione nell'esercizio degli impianti di trasmissione a tutti i soggetti che ne hanno titolo fino alla scadenza dello switch off, il passaggio dal sistema tv analogico a quello digitale, previsto per il 2012. È questa la norma contestata dall'opposizione perché sana la posizione di Rete4. Il testo consente il trasferimento delle frequenze tra tutti i soggetti "titolari di autorizzazione generale" e non solo tra operatori analogici esistenti, come prevede la legge Gasparri, che per questo è finita nel mirino della Commissione europea.L'emendamento non dice nulla sulle altre principali obiezioni di Bruxelles: tetto antitrust alle frequenze possedute e obbligo di restituzione di quelle inutilizzate dopo lo switch off al digitale terrestre nel 2012.
Torniamo a oggi Pd e Idv decidono di lasciare l'aula per far mancare il numero legale nelle votazioni, mentre l'Udc, anche se contraria all'emendamento sull'emittenza televisiva, resta nei banchi dell'opposizione. Nel pomeriggio dunque si vota ed il governo cade. Mentre l'opposizione esulta i colonnelli di Berlusconi cercano di smorzare i toni. «Inviterei a stare al merito delle cose. L'opposizione, Udc compresa, ha votato no ad un emendamento che recepiva una procedura di infrazione ai danni del nostro Paese a proposito della tutela della fauna selvatica. Non canterei vittoria e non ne farei un caso politico. «Il voto del Parlamento è sovrano ma non ne farei un caso politico». E a chi gli ha chiesto dell'assenza dei deputati del Pdl, Vito ha risposto: «Non è che io non abbia mai fatto ostruzionismo, sono cose che possono capitare
Raccolta firme anti-Stalking da presentare al parlamento italiano.

Fare Stalking significa perseguitare una persona. In Italia non e' considerato ancora un reato specifico, infatti ad oggi era stato avviato un disegno di legge detto "Pollastrini-Mastella" che aveva come obiettivo quello di inasprire le pene per chi commette violenza sulle donne. Era un disegno di legge che avrebbe dovuto portare a introdurre anche in Italia il nuovo reato di stalking: "Il testo di legge è in discussione, ma per ora c´è soprattutto un gioco di compromessi perché si cerca di mettere nella nuova legge più temi, come la violenza a danno degli omosessuali o dei bambini. Il rischio è che si finisca col mettere nel calderone un po´ di tutto senza trattare il tema della violenza sulle donne in modo esaustivo." Cosi' diceva qualche mese fa' Cinzia Dato -della Commissione Affari Costituzionali alla Camera dei Deputati-
Era... in discussione, ora non piu', visto che il governo Prodi e' caduto ! (ndr.)
Stalking è un termine inglese (letteralmente perseguitare) che indica una serie di atteggiamenti tenuti da un individuo che affligge un'altra persona, spesso di sesso opposto, perseguitandola ed ingenerando stati di ansia e paura, che possono arrivare a comprometterne il normale svolgimento della quotidianità.
La persecuzione avviene solitamente mediante reiterati tentativi di comunicazione verbale e scritta, appostamenti ed intrusioni nella vita privata. Lo stalker può essere un estraneo, ma il più delle volte è un conoscente, un collega, o un ex-partner, che agisce spinto dal desiderio di recuperare il precedente rapporto o per vendicarsi di qulche torto subito. In altri casi ci si trova davanti a persone con problemi di interazione sociale, che agiscono in questo modo con l'intento di stabilire una relazione sentimentale, imponendo la propria presenza ed insistendo anche nei casi in cui si sia ricevuta una chiara risposta negativa. Meno frequente il caso di individui affetti da disturbi mentali, per i quali l'atteggiamento persecutorio ha origine dalla convinzione di avere una relazione con l'altra persona. Solitamente questi comportamenti si protraggono per mesi o anni, il che mette in luce l'anormalità di questo genere di condotte. ( wikipedia.)
onosciuto come violenza e come tale punito. OGGI non abbiamo una legge che tuteli le persone, che in particolare sono donne, vittime di questo fenomeno. Una legge di tutela e' fondamentale perchè queste persecuzioni portano spesso alla morte della vittima. Un paese civile come ama definirsi l'Italia, non può piu tollerare impunemente tale violenza, se non la punisce come reato grave rischia di essere nei fatti imperdonabilmente complice. Clicca qui, firma e diffondi nel tuo blog
il blog 1manifesto sostiene la raccolta firme per istituire una legge che tuteli le vittime dello Stalking.
Una bella iniziativa trasparente...
Apriamo le porte chiuse dei burocrati ...e prendiamoci i diritti che ci spettano !!

Si dice che la Seconda Repubblica abbia le mani più sporche della Prima.
Certo non saranno le sentenze a confermarlo o smentirlo visto lo stato in cui hanno lasciato il sistema investigativo, la giustizia ed il codice penale.
Ma la strada verso una politica davvero pulita è tortuosa, insidiosa, forse impossibile da percorrere.
Per chi ha ancora la speranza di poter fare qualcosa, il primo passo da fare potrebbe essere quello di recuperare, preservare, far valere i diritti fondamentali.
Di sicuro tra questi diritti da difendere c'è quello alla trasparenza amministrativa.
Cosa si intende?
Nell'intenzione del legislatore ogni amministrazione pubblica deve essere trasparente "come una casa di vetro".
Tutto deve essere noto perchè affare pubblico.
Tutto deve essere detto perchè pubblico.
Ogni attività deve essere conoscibile perchè finanziata con i soldi pubblici.
Sapere non deve essere l'eccezione ma la regola.
Sapere non deve essere uno sforzo, non deve essere uno slalom, non deve essere una prova sovrumana.
Ma l'amministrazione pubblica ed i suoi materiali gestori devono rendere il controllo del cittadino il più semplice possibile. Sono obbligati a farlo. Lo dice la legge e le leggi vanno rispettate.
Gli amministratori che non la rispettano sono fuori legge.
E' anacronistico oggi assistere ancora a casi eclatanti di disorientamento come è quello del Centro Oli dell'Eni dove tutti parlano e dicono tutto e il contrario di tutto e nessuno mostra documenti (o se li è tenuti conservati per un po').
Leggere le carte invece che essere la prima cosa da fare, la più normale, diventa uno sforzo, spesso una concessione di chi detiene il potere.
Il caso denunciato da PrimaDaNoi.it, quello relativo alla sparizione dal web dei dati sui ricoveri per il 2006 dal sito della Agenzia regionale sanitaria, non dimostra affatto la mala fede ma semplicemente mette in luce la sciatteria con la quale si concede al cittadino il "privilegio" di sapere o meno.
E' grave perché di fatto si ostacola la trasparenza.
Che dire allora della querelle infinita dell'acqua inquinata e delle battaglie del Wwf all'accesso agli atti pubblici?
La mancanza di trasparenza è cancerogena esattamente come le sostanze disciolte nell'acqua e taciute e nascoste per anni. Il grande scandalo è potuto esistere solo grazie alla mancanza di trasparenza.
Per gli amministratori-politici trasparenza significa semplicemente gettare da qualche parte un paio di documenti.
Se poi questi sono praticamente inaccessibili o introvabili mica è colpa loro: i dati sono "pubblici".
Mica è colpa loro se quelle informazioni sono confuse tra milioni di pagine web, senza che indicazioni chiare vengano date per arrivarci e senza sforzo.
Districarsi nelle migliaia di pagine del portale della Regione, per esempio, non è affatto semplice.
Il più delle volte il risultato è deludente e non si sa mai se questo sia dovuto alla nostra scarsa abilità o perchè effettivamente quello che si cerca non c'è.
Il dubbio rimane, la trasparenza sparisce.
La tecnica più usata è sfinire il cittadino fino a quando abbandona la sua ricerca…
Questo modo di amministrare la cosa pubblica insulta i cittadini.
Che dire allora dei documenti legati alle operazioni di Swap.
In quale paese civile si tollererebbero soprusi legati al mancato rilascio di dati fondamentali come i costi complessivi delle operazioni (che in quanto tali aggravano il bilancio complessivo e non lo riducono).
Invece che di documenti siamo costretti a parlare di dichiarazioni e dichiarazioni e dichiarazioni. Parole non fatti. Opinioni non realtà.
Altro esempio?
La legge obbliga le amministrazioni a pubblicare i dati sulle collaborazioni esterne dei professionisti?
Ognuno fa quello che gli pare inserendo le informazioni che preferisce; in molti casi facendo finta di dimenticarsi questo o quello.
Un altro ancora?
La legge obbliga gli enti locali a pubblicare le delibere di giunta e di consiglio?
I furbi che fanno?
Pubblicano i titoli delle delibere senza contenuto.
E' o non è una presa in giro?
Si è forse raggiunta la trasparenza pubblicando sul web il titolo della delibera? E quello che c'è scritto non serve?
La presa in giro continua.
Ora dopo la nostra battaglia per liberare il Bura, renderlo finalmente accessibile gratuitamente dal web (una vergogna immensa superata grazie ai lettori di PrimaDaNoi.it) è opportuno continuare su questa strada e pretendere la pubblicazione di tutti i documenti pubblici sul web.
E' opportuno che si facciano passi in avanti verso la trasparenza che significa maggiore controllo da parte di tutti.
Ognuno si attivi e protesti nei confronti del proprio Comune.
Ci segnali iniziative e risultati, saremo lieti di divulgare notizie sulle diverse battaglie in atto nella nostra Regione per conquistare quello che la legge prevede e chi ci amministra non mette in pratica.
Per non parlare dei bilanci di tutti gli enti che operano con denaro pubblico. Perché non poter visionare sul web i bilanci ed i documenti della manifestazione sportiva Eurobasket di Chieti?
Certo è che se si fa "caciara" perché un consigliere di opposizione richiede documenti si capisce quanto sia lontano poter avere la disponibilità libera sul web.
E perché non pubblicare documenti veri per Pescara 2009 visto che si spendono milioni di euro per un sito vetrina ma sostanzialmente inutile per avere le notizie vere.
Anche per la trasparenza "interna" non va meglio.
Emblematico parrebbe l'esempio della ultima e contestatissima delibera della giunta Del Turco che autorizza la liquidazione di 14 milioni di crediti contestati e mai controllati dalla Regione alla Detsche Bank.
Ebbene una delibera così importante non era iscritta all'ordine del giorno ma portata con il solito metodo del "fuori sacco", che per il popolo si traduce in "sveltina".
Cioè, i componenti della stessa giunta non hanno avuto la possibilità di studiare le carte per votarla.
Eppure nessuno protesta, nessuno si incatena.
Episodi simili sono accaduti al Comune di Chieti o Città Sant'Angelo dove i consiglieri di minoranza hanno sudato sette camice per avere documenti che, in teoria, dovrebbero essere di facile consultazione.
La parola trasparenza probabilmente non sarà mai pronunciata in campagna elettorale. NOI tutti dobbiamo pretendere che venga applicata nella maniera corretta e sostanziale. Dobbiamo pretendere e dobbiamo attivarci. Infondo è solo il primo passo verso una politica pulita e solo perchè più controllata da tutti noi. Noi ci saremo ma anche voi dovete fare la vostra parte. Alle associazioni, ai comitati, ai semplici cittadini chiediamo di segnalarci le iniziative che intendono prendere in merito ognuno per il proprio territorio di competenza. COSI'... PrimaDaNoi.it propone questa nuova "battaglia di civiltà" alla quale 1manifesto aderisce e invita tutta la societa' civile ad attivarsi nel concreto.
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