Noi abbiamo dimenticato...
Quale cultura? Lettera aperta al governo ombra (di Ottavio Olita)
Caro Veltroni, cari ministri del governo ombra. Mi rivolgo a voi perché, forse mi sono distratto, ma non mi è parso che nelle dichiarazioni programmatiche del Presidente del Consiglio ci sia stata grande attenzione verso i problemi della cultura, e dell’educazione dei giovani in particolare. Sono scettico e preoccupato perché l’apparato politico che noi abbiamo sempre definito di “sinistra” sembra aver rinunciato a proporre e a far affermare modelli di solidarietà, progresso democratico e civile del Paese, diversi da quelli nei quali siamo immersi. L’impressione che viviamo in questi anni è che, non avendo avuto il coraggio e la capacità di rendere vincenti i progetti di tantissimi intellettuali ed autori, anche televisivi, che hanno sempre preferito rivolgersi alle intelligenze piuttosto che alle pance, quello stesso apparato abbia cominciato a interrogarsi sui perché del successo raccolto dai diffusori del vuoto intellettuale, che sono ormai diventati gli incontrastati dominatori dei modelli culturali dei giovani. 
Un esempio? Un parrucchiere 17enne di una frazione di Cagliari ha richiamato all’aeroporto di Elmas, al suo rientro dopo la vittoria ad “Amici” della De Filippi, migliaia di ragazze e ragazzi, e le loro mamme. Agli stessi se ne sono aggiunti altre decine di migliaia quando, nei giorni successivi, lo spettacolo è stato riproposto in diretta, da Mediaset, dalla piazza di Cagliari che si riempì di pellegrini per Paolo Sesto nel 1970 e Giovanni Paolo Secondo nel 1985. La stessa piazza utilizzata da Berlusconi per il suo comizio finale della campagna elettorale in Sardegna. L’apoteosi è stata osannata dal quotidiano della città che ha dedicato ben 4 pagine, nelle due diverse occasioni, all’avvenimento. Stesso quotidiano che ha dedicato sì e no 30 righe alla conferenza sull’emigrazione sarda nel mondo, affollata di ben 700 delegati riunitisi a Cagliari per la prima volta dopo 19 anni, per volontà della Giunta Regionale guidata da Renato Soru. Domanda. Quale sarà il modello politico-culturale a cui si ispireranno i tanti ragazzi e i tanti genitori? Il modello serioso di Prodi, l’impegno sereno di Veltroni, la strenua difesa dei valori di Di Pietro o le guasconate di Berlusconi? Ho parlato finora di apparato politico, ma anche noi, militanti, intellettuali, giornalisti raccogliamo quel che ci meritiamo, perché abbiamo abdicato, nonostante tanti di noi abbiano rifiutato di disertare o di arrendersi. Non abbiamo saputo ostacolare la costruzione di quest’enorme fabbrica del consenso, che passa anche attraverso il prossimo certo abbattimento del sottile muro di separazione che ancora esiste tra Rai e Mediaset. Esempio? La mattina del 28 aprile, alle 6.20, Radio Due. Si parla di Sardegna, delle sue bellezze, dei suoi profumi, dei suoi colori e mi meraviglio, visto che non è in atto alcun sequestro di persona, né è accaduto altro grave fatto di cronaca. Perché, allora? Perché l’amabile conduttore utilizza quel modo per poter esternare la sua immensa ammirazione per “Amici” che la sera prima aveva tenuto il suo spettacolo conclusivo nella piazza di Cagliari.
Il problema oggi non è più resistere, resistere, resistere, ma è ricostruire. Come? Proviamo a ritornare a lavorare nella società. Sarà difficilissimo, ma non abbiamo alternative se non vogliamo definitivamente soccombere. Di che parlo? Parlo, di poche, semplici cose che dobbiamo assolutamente riuscire ad attivare, utilizzando qualche margine di speranza. Per margine di speranza intendo, ad esempio, quel che abbiamo sperimentato a Nuoro il 15 novembre 2007. Un teatro pieno di studenti ai quali si è parlato di Gramsci Giornalista e che hanno ascoltato e che si sono appassionati. Ovviamente si tratta di vedere anche come si parla loro. Giuseppe Giulietti è riuscito a catturarli, così come Roberto Natale, e certo nessuno dei due ha utilizzato le armi della squadra di esperti della De Filippi. Così come altre centinaia di ragazzi hanno seguito le iniziative che Articolo 21 ha proposto in Sardegna contro il rischio di incidenti sul lavoro con la proiezione dei film di Casadio e Segre. E in tanti si sono interessati anche al progetto di interculturalità che, proposto sempre da Articolo 21, ha consentito di realizzare, in un liceo cagliaritano, incontri fra classi ed esponenti delle comunità straniere che vivono nella città (palestinesi, eritrei, senegalesi, cubani, venezuelani). Riacquistiamo il ruolo che gli adulti devono avere verso i più giovani, assumendo anche posizioni talvolta sgradevoli di stimolo e guida, invece di scegliere quello stolto giovanilismo a tutti i costi mutuato dall’unico modello televisivo propagandato. Bisogna progettare, avere idee, proporsi. C’è il forte rischio che il Paese diventi sempre più provinciale ed egoista, intento a guardarsi l’ombelico, incapace – forse anche per scelta derivante dalla coscienza della propria povertà culturale - di affrontare le sfide del mondo. Per averne un’idea basta osservare il modo in cui quasi tutti i nostri Tg informano sulle grandi democrazie. Pettegolezzo, costume, colore, mai una volta che si mettano a confronto le nostre leggi con le loro, mai una volta che si dimostri come, mentre in Italia stiamo ancora a predicare un italianissimo “si può fare”, altrove tanto è stato già fatto e solo in nome del diritto civile, dei diritti dell’umanità, dei diritti degli uomini e delle donne, dei diritti dei bambini, dei diritti di chi deve scegliere se e come mettere al mondo dei figli, senza il ricatto di una e unica morale religiosa.Tutto questo mio affannarmi potrebbe essere liquidato con un generico “E’ solo il tuo punto di vista”, se non mi rendessi conto che in tutti questi anni non ho saputo evitare che i miei figli vivessero e crescessero in un mondo nel quale l’egemonia culturale è dei tronisti e delle veline, dei grandi fratelli, dei saranno famosi, degli amici di Maria de Filippi dei Fabrizio Corona, dei Lele Mora. Non sono un bacchettone moralista. Quello che mi spaventa realmente è il vuoto spinto, una categoria di valori che si regge solo sul successo fisico, su se stessi contro gli altri, sull’individualità contro la collegialità, sull’egoismo contro la solidarietà. Bisogna ricostruire, dicevo. Forse dobbiamo andare a prendere consigli, non so se da Zapatero o dall’Inghilterra, dalla Germania o anche dalla Francia, ma è indispensabile che ci colleghiamo in una rete per rimettere in piedi e far camminare tutta la progettualità di cui siamo capaci. Potrebbe essere l’unica, vera, sperabile, nostra rivoluzione. Forse fallirà anche questa, ma almeno cerchiamo di fermare il tentativo di definitiva affermazione del pensiero unico grazie a televisioni, giornali, intellettuali e giornalisti conniventi, collaborazionisti, comprati, o semplicemente carrieristi pronti ad andare in soccorso del vincitore, che cercheranno di convincere anche noi che non esiste altra strada possibile per l’Italia. Lavoriamo, apriamo tante finestre sul mondo, raccontiamo di scuole, di servizi, di cittadini uguali, di Stati democratici che funzionano senza la mediazione dei capibastone partitici. E di giornali dichiaratamente ed effettivamente autonomi. Anche noi, che nell’informazione lavoriamo, smettiamo di guardarci l’ombelico e mettiamo la nostra onesta professionalità a disposizione della collettività che ne ha sempre più bisogno. Se non ne saremo capaci, a che servirà la nostra libertà di pensiero?
si noi lo abbiamo dimenticato...
Si respira nel paese un clima pesante di violenza. Una violenza che a volte germina e trova terreno fertile in una sottocultura fatta di simboli e immagini che ci riportano prepotentemente indietro di decenni.

Svastiche e immagini di Hitler e Mussolini nel computer di un quattordicenne che è accusato di aver seviziato, bruciandogli anche i capelli, un coetaneo; un ragazzo ammazzato di botte a Verona da cinque nazifascisti. Questi sono solo gli ultimi due episodi in ordine di tempo sui quali si impone una riflessione. Tanto più urgente dal momento in cui sembra trattarsi di fenomeni nei quali si può parlare di atteggiamenti maturati in seno a famiglie consapevoli e complici. Famiglie che hanno dissoluto il loro ruolo educativo delegandolo al branco, alla televisione, a internet.
Libri e quaderni contro playstation e televisione, il tempo lento della riflessione sulla parola scritta contro la velocità dell’immagine. E la cultura, un tempo sogno e illusione, desiderio e speranza, oggi appare sempre più lontana, tanto lontana quanto la memoria della storia del nostro Paese. Possiamo ancora salvarci? Quale cultura oggi può ridarci la dignità costruita con la nostra Resistenza antifascista? Dove possiamo trovare l’antidoto alla violenza e le basi di una vera cultura della pace e del rispetto dell’essere umano? Esiste una cultura della pace e del rispetto, della dignità e della partecipazione ed esiste una cultura dell’esclusione, della prevaricazione e della sopraffazione. Senza voler a tutti i costi colorare di rosso o di nero l’una o l’altra, non possiamo dimenticare quello che hanno rappresentato gli anni del fascismo e del nazismo per l’Italia e per l’Europa. La semplificazione che si sta facendo attualmente di quanto accaduto allora, i tentativi di ridare ai crimini e agli orrori commessi nel nome di certe ideologie un se pur minimo margine di accettabilità, rende striscianti e quindi ancora più pericolosi, atteggiamenti e valori che sono lontani dai concetti sui quali si basa il vivere civile e che sono bene espressi nella nostra Costituzione.
“Non più una cultura che consoli nelle sofferenze, ma una cultura che protegga dalle sofferenze, che le combatta e le elimini”.
Così scriveva Elio Vittorini nel suo editoriale nel settembre del 1945 sul primo numero de Il Politecnico. La seconda guerra mondiale si era appena conclusa e gli Stati Uniti avevano soltanto da un mese raso al suolo Hiroshima e Nagasaki con le prime bombe nucleari utilizzate a scopo bellico. La guerra terminava con un saldo terribile, circa 70 milioni di morti, sparsi da occidente a oriente, ma quello che probabilmente spaventava ancor di più e per cui legittimamente Vittorini si chiedeva “di chi fosse la sconfitta più grave” in tutto quello che era appena accaduto, era il fatto che la guerra aveva spersonalizzato la morte. Il maggiore Thomas Ferebee, bombardiere del B-29 che sganciò The Little Boy su Hiroshima, solo pochi minuti prima di lanciare la bomba seppe che quella era stata la cittadina prescelta in base alle favorevoli condizioni ambientali, diversamente, analoga sorte sarebbe costata a Kokura, Niigata o Nagasaki. Il tempo di premere un pulsante e Hiroshima fu distrutta. L’equipaggio dell’Enola Gay ebbe solo un brevissimo secondo per rendersi conto della tragedia che si era appena conclusa. “My God!” esclamarono prima di volare via, il più lontano possibile da quel luogo, il resto furono solo vittime senza volto e sofferenze indicibili per i pochissimi superstiti che ebbero la disgrazia di sopravvivere. A differenza di quanto avveniva in passato “la tecnologia rendeva invisibili le sue vittime, mentre ciò non accadeva quando si sventravano i nemici con la baionetta o li si inquadrava nel mirino del fucile” .([1] Il secolo breve E.J. Hobsbawm BUR pag. 67)
I morti, si lamentava Vittorini, furono “più di bambini che di soldati”, le macerie di “città che avevano venticinque secoli di vita; di case e di biblioteche, di monumenti, di cattedrali”. Il nazifascismo prima e la guerra poi, avevano commesso tutto il repertorio completo dei delitti e dei crimini che la cultura e l’intelletto avevano insegnato ad aborrire. Come è stato possibile? Come è stato possibile che da secoli di arte, poesia, letteratura, pensiero nobile, sia nato un mostro in grado di mettere in pratica tutto ciò che l’animo umano aveva condannato fino a quel momento?
La cultura “ha predicato, ha insegnato, ha elaborato principi e valori, ha scoperto continenti e costruito macchine, ma non si è identificata con la società,
non ha governato con la società, non ha condotto eserciti per la società “ ha consolato l’uomo invece di proteggerlo, di educarlo e di renderlo forte. In questo stare fuori dalla società intravedeva Vittorini la causa del male. La cultura, sperava Vittorini alla fine della guerra, avrebbe dovuto apportare principi “tempestivamente rinnovatori ed efficacemente attuali, viventi con la società stessa come la società stessa vive”, per sanare il dolore ancora vivo delle ferite, per preservare da sofferenze a venire.
Cosa potrebbe fare invece per noi oggi la cultura? Da quali sofferenze moderne può ancora proteggerci? Ed esistono ancora principi tanto innovatori ed attuali in grado di proteggerci dai mostri a venire? Riusciremo a restituire alla cultura il suo ruolo taumaturgico?
E’ sopravvissuta la specie umana a quanto di più terribile e atroce si sia mai potuto immaginare, ma quanto è avvenuto, iniziando dalle due guerre fino a Hiroshima e Nagasaki, passando attraverso l’Olocausto, in realtà ha immunizzato l’uomo da quello che sarebbe avvenuto in seguito. Le torture subite e testimoniate dalle foto terribili che noi tutti conosciamo degli ebrei ad Auschwitz, a Bergen-Belsen, a Dachau, i macabri reperti del “museo degli orrori” di Hiroshima, ci stavano così preparando a guerre future, alla tolleranza delle torture moderne, la “democratizzazione” dei conflitti era iniziata e non si sarebbe più potuto tornare indietro. L’umanità frequentò un corso accelerato di sopportazione delle atrocità. Da allora la tortura, le atrocità commesse dall’uomo sull’uomo sono diventate esperienze via via più accettabili. La guerra oggi è vista in televisione ogni giorno, viene letta, studiata, fotografata, trasformata in cifre. Tanto più entra nelle nostre case e tanto più esce dalle nostre coscienze.
Ha fallito anche Primo Levi, quando esortava a “ricordare perchè non accada mai più”. Va tramadato “l’orrore perchè lo spettro della violenza dell’uomo sull’uomo sia sempre combattuto”, diceva. La letteratura, la poesia, ci hanno provato a tramandare l’orrore e hanno fallito se oggi simili orrori si ripetono, se altrettante guerre mietono vittime che non hanno nomi, sesso, età. I torturati di oggi, a differenza di quanto accadeva in passato non hanno nemmeno i volti. Adolescenti impazziti giocano con i mostri del passato. Dal passato dal quale con fatica, è riuscita a risorgere l’Europa dalle ceneri della guerra, ed è rinata l’Italia, che con orgoglio e speranza, gettandosi alle spalle la paura e l’angoscia degli anni del fascismo, si è dedicata alla costruzione della democrazia. E l’ha costruita questa democrazia, con l’impegno di uomini e donne coraggiosi e nobili.
E che ne è stato della cultura? L’abbiamo dimenticata. L’abbiamo dimenticata se oggi tolleriamo il ritorno di certi simboli e certe rievocazioni nostalgiche che con forza e vigore, con rabbia e sdegno dovrebbero essere aborrite. Abbiamo dimenticato semplicemente che il compito della cultura è quello di continuare a tramandare ciò da cui ha avuto origine il nostro paese, quello di insegnare ai nostri figli quali sono i pilastri portanti della nostra identità di Nazione.
Abbiamo dimenticato la funzione della cultura, che è quella di denunciare violenza e sopraffazione e dopo la denuncia passare e accarezzare. La poesia, vibrante e vitale, oggi inesistente e irraggiungibile, l’ abbiamo chiusa nei salotti, l’abbiamo tenuta lontana dalle strade e dalle piazze. Il teatro sempre più identificato con la televisione, il romanzo sempre più prodotto “mordi e fuggi”. Internet e la rete, prodotti sostitutivi fatti di parole e definizioni, di storie e poesie che scivolano in rete, viaggiano nei file, lasciando dietro di sè, in solitudine, l’effimero e impalpabile attimo in cui puoi solo coglierne il significato immanente.
Una cultura usa e getta che non si fissa alla società, una cultura effimera che non educa alla memoria e non prepara quindi al futuro. L’uomo massa che siamo diventati non volge lo sguardo indietro e non immagina il futuro, ma così facendo prepara il ritorno del più buio passato. (articolo di Annalisa Melandri)
...la rossa della destra
...si e' una imprenditrice ..ma e' soprattutto brava come silvio a fare la cubista

La "rossa" Brambilla, proveniente da una famiglia attiva da quattro generazioni nell’industria dell’acciaio, è laureata in Lettere e Filosofia, titolo conseguito presso l’Università Cattolica di Milano.
Pensate le coincidenze... Nel 1991 lavorò come giornalista televisiva per il gruppo Fininvest (oggi Mediaset) come inviata del programma televisivo I misteri della notte, serie di speciali dedicati alla descrizione della vita notturna di Hong Kong, San Francisco, Barcellona, Budapest, Milano e Città del Messico.
Michela Vittoria Brambilla (Calolziocorte, 26 ottobre 1967) è una donna politica e imprenditrice italiana, dal 12 maggio 2008 sottosegretaria alla presidenza del Consiglio con delega al turismo nel IV Governo Berlusconi.
Italia ...Annozero
Ora il regime alza gli scudi ..contro i resistenti !!
L'ottimo Michele Santoro ha aperto la puntata di Annozero (programma d'informazione politica seguitissimo da sempre) difendendo il bravissimo Marco Travaglio
dalle polemiche della scorsa settimana quando a Che tempo che fa' l'onestissimo giornalista disse la verita' dei fatti sul neo presidente del Senato Renato Schifani. «Tranquillo, Marco, sei nel cuore del pubblico e non hai niente da temere», ha detto Santoro all'inizio della trasmissione e ha continuato criticando giustamente gli articoli usciti in questi giorni su Travaglio da Repubblica e Corriere della Sera. «C'è stato lo scoop di D'Avanzo, che in pratica ti ha accusato di aver preso un residenze coi soldi di un tale Aiello, condannato per mafia. Naturalmente il Corsera oggi riprende questo scoop degno del Pulitzer e lo approfondisce: tutti e due i giornali dicono che non può essere una cosa vera, ma la scrivono lo stesso. Perché? Per minare la tua credibilità, ma anche perché quei fatti che tu hai raccontato loro non li avevano scritti, e quindi non dovevano meritare di essere scritti. Altrimenti, che figura ci avrebbero fatto i direttori Mieli e Mauro nei confronti dei loro lettori?. Esiste in Italia una banda dei quattro, cioè Di Pietro, Grillo, Travaglio e Santoro. Tolti di mezzo questi, il Paese si può avviare verso la modernizzazione. Ma io - ha detto ancora il giusto Santoro rivolgendosi a Travaglio - non ho la psicosi di essere dalla parte dei vincitori. Mi sento vivo anche perché sei tu qui e hai il tuo microfono».
NB: Ecco come il buon gionalista di Repubblica D'Avanzo conclude la sua analisi: "Nel 'caso Schifani' non si può stare dalla parte di nessuno degli antagonisti. Non con Travaglio che confonde le carte ed è insincero con i tanti che, in buona fede, gli concedono fiducia. Non con Schifani che, dalle inchieste del 2002, ha sempre preferito tacere sul quel suo passato sconsiderato. Non con chi - nell'opposizione - ha espresso al presidente del Senato solidarietà a scatola chiusa. Non con la Rai, incapace di definire e di far rispettare un metodo di lavoro che, nel rispetto dei doveri del servizio pubblico, incroci libertà e responsabilità. In questa storia, si può stare soltanto con i lettori/spettatori che meritano, a fronte delle miopie, opacità, errori, inadeguatezze della classe politica, un'informazione almeno esplicita nel metodo e trasparente nelle intenzioni". In parte posso concordare con questa conclusione, ma non concordo con l'immagine data di Marco Travaglio. A parte il fatto che Travaglio le sue posizioni - anche politiche - le ha espresse chiaramente in varie occasioni, D'Avanzo, che e' un bravissimo giornalista d'inchiesta, a mio avviso in questo caso commette lo stesso errore che addebita a Travaglio, cioe' non dice tutto. Non dice che Travaglio e' un grandissimo giornalista d'inchiesta anche lui, e che ha svelato in libri documentatissimi e a 360° cose che gli altri non hanno avuto il coraggio di dire. Per questo ha ricevuto anche minacce di morte (una cosa che non andrebbe mai dimenticata quando si attacca ferocemente qualcuno), e' stato ostracizzato da Berlusconi e insultato da Sgarbi, e' stato portato decine di volte in tribunale con richieste di risarcimenti miliardari (rischiando in proprio) ed uscendone pulito nel 99% dei casi (il che significa che aveva detto la verita', che era documentato e che non aveva diffamato nessuno). Di recente e' stato Travaglio, fra l'altro, ad evidenziare come la memoria dell'Avvocato di Stato nel processo per Europa 7 davanti al Consiglio di Stato sia in buona parte ricalcata su quella di Mediaset, il che e' scandaloso. Proprio ieri su Il sole 24 ore Marco Mele si chiedeva chi ne avesse parlato sui giornali e notava che "La notizia è oggettivamente notevole, sia per il 'copiato', sia per la causa in sè, che arriva dopo la sentenza della Corte di giustizia europea, che, in risposta a dieci quesiti del Consiglio di Stato, ha sottolineato come le direttive comunitarie sulle comunicazioni elettroniche siano in contrasto con le regole nazionali sull'assetto delle frequenze". E, come dicevo, fra i pochissimi che ne hanno parlato subito c'e' stato Marco Travaglio. Eppure, sottolinea Mele, "La Repubblica e Il Corriere della Sera le memorie le hanno avute. I telegiornali non hanno speso un solo secondo sulla vicenda. Silenzio". Insomma, anche queste "fonti di informazione" non dicono tutto, caro D'Avanzo, e non si tratta di omissioni lievi. In fondo, a Travaglio Schifani potra' replicare in tutte le sedi (anche giudiziaria, visto che ha annunciato querela), e i cittadini sapranno, ma se invece tutta la stampa cominciasse a tacere su determinate cose 'scomode in modo bipartisan', a noi chi le racconterebbe?D'Avanzo stesso poteva spendere un articolo su questo tema, piuttosto che riempire tante righe per accreditare Travaglio come esponente delle "agenzie del risentimento", e dell'antipolitica. Anche perche' e' scioccante che il governo Prodi si trovi dalla parte opposta dei diritti dell'imprenditore privato da anni delle sue frequenze e dalla parte opposta della Corte UE. Inoltre sulla questione Europa 7 l'Italia paghera' alla UE una multa di 300.000 euro retroattiva al luglio 2006 per ogni giorno di persistenza della situazione irregolare (cosa che sarebbe stata evitata se all'inizio del suo mandato il governo Prodi avesse agito come doveva su questo caso), quindi la questione non e' irrilevante nemmeno per le nostre tasche. D'Avanzo quindi non dovrebbe dipingere Travaglio come un arruffapopoli non documentato, ma semplicemente dire che Travaglio ha sbagliato a non dire tutto IN QUESTO CASO. Tuttavia va notato che Travaglio ha sempre attaccato anche i membri del PD in odore di mafia o con altri 'peccati' da farsi perdonare e sta antipatico anche al centrosinistra (famosa la polemica con D'Alema), mentre La Repubblica da quando il centrosinistra ha perso le elezioni sta agendo come megafono politico del PD. E' accaduto ad esempio con il sondaggio sulla pubblicazione delle denunce dei redditi, che riportava nel testo delle domande un tendenzioso 'lo dice la legge' quando la legge non lo dice affatto, come evidenziato subito dal Garante che aveva messo in guardia sui profili di illegittimita' delle modalita' di pubblicazione dei dati. Di conseguenza il risultato del sondaggio e' stato falsato a favore di Visco rispetto a quelli di Corriere e Sole 24 ore e tutti gli altri, i quali chiedevano semplicemente 'siete d'accordo'? Ed ha cosi' fornito anche una informazione errata in modo subliminale. Venendo ora allo specifico della vicenda Schifani, va considerato che Travaglio, pur avendo fornito questa volta una informazione incompleta (al lettore la valutazione delle motivazioni) ha solo detto la verita' gia' riportata da altri libri ed articoli: il sen. Schifani era in affari con soggetti poi rivelatisi mafiosi (anche se a quel tempo non erano inquisiti o noti come tali). Alcuni sottolineano che in Sicilia puo' capitare di avere rapporti con personaggi della criminalita' organizzata senza sapere che panni vestono, ed e' vero. E' anche vero pero' che pure in Sicilia, in Calabria, Campania e Puglia ci sono tanti che non hanno mai fatto affari (ne' sono stati visti in discorsi riservati o a matrimoni dei figli) con soggetti poi rivelatisi mafiosi, per il semplice motivo che tutti sapevano che erano impegnati contro la mafia (ieri Pio La Torre, di cui pochi giorni fa ricorreva l'anniversario dell'assassinio, oggi Beppe Lumia e Claudio Fava, ma anche a destra possiamo ricordare l'esponente calabrese di AN Angela Napoli, che vive sotto scorta e che a suo tempo chiese a Cuffaro indagato per associazione mafiosa di dimettersi).
E in tema di accuse di mafia ricordo qui che "La Padania" nel secolo scorso pose a Berlusconi le famose 11 domande su come avesse fatto i suoi primi soldi (domande mai evase). Il giornale della Lega Nord nel 1998 pubblicava inoltre frasi e titoli come questi : 30-07 - Il 27 marzo del 1994, il Cavaliere entro' direttamente in pista, utilizzando gli organi di informazione di sua proprieta' e riuscendo a trasformare un uomo amico di Craxi, in una verginella politica che avrebbe rappresentato il "nuovo che avanza". 30-07 - Il curriculum giudiziario del Cavaliere farebbe invidia a un boss della mala. 30-08 - Berlusconi risponde in maniera scomposta. A chi gli domanda pubblicamente spiegazioni, oppone l'ira dei suoi fedelissimi e l'azione dei suoi legali. A chi testimonia presso i magistrati, vedi Rapisarda, querele amplificate da potenti campagne televisive e della carta stampata (tutti mezzi da lui controllati) e infine direttamente ai giudici impressionanti pressioni concentriche a cui portano man forte "legioni" di deputati e senatori di Forza Italia in Parlamento. 13-10 - Ma dietro a Berlusconi si vedono chiaramente i fili che fanno muovere il pupazzo di Arcore: sono quelli dei poteri occulti in odor di mafia. 27-10 - Bossi : "La Fininvest e' nata da Cosa Nostra". 03-10 - Roberto Maroni replica al Cavaliere (...) - Berlusconi, metodi mafiosi - "Se gli si tolgono gli strumenti della politica-fiction, si sgonfia subito".
Oggi Bossi, Maroni e Berlusconi sono insieme al governo, mentre Travaglio - per le stesse accuse - e' attaccato un giorno si' e l'altro pure.
Peraltro, leggendo le frasi di cui sopra, sembrano ridimensionati i commenti su muffe e lombrichi (che sarebbero accettabili nell'ambito di un contesto satirico). Cosi' pure va ricordato che lo stesso Travaglio e' stato aggredito qualche giorno fa in modo indecoroso da Sgarbi ad Annozero (merda e' meglio che un confronto con il lombrico?) senza suscitare solidarieta' ne' sgomento in tanti che oggi bacchettano lui o Fazio. Riguardo infine a Schifani, egli nel suo discorso di insediamento, ha posto l'accento sulla lotta alla mafia e la legalita', ma ovviamente le persone (e i rappresentanti istituzionali) vanno valutate sui fatti. Sui fatti, bisogna dire che nel 2002 Schifani ha sostenuto la stabilizzazione del 41 bis che ha trasformato il carcere duro per i mafiosi da istituto straordinario e provvisorio in misura definitiva inserita a regime nel nostro ordinamento. Ma, sui fatti, Schifani e' anche quello del Lodo Schifani, il provvedimento bocciato dalla Consulta e mirante a garantire l'immunita' e la sospensione dei processi in corso per le cinque maggiori cariche dello Stato, delle quali solo Berlusconi tuttavia necessitava. In tutta sincerita' io non sono d'accordo con i toni e il linguaggio aggressivo e colorito di parte dell'opposizione (politica e culturale) italiana, perche' li ritengo controproducenti - rischiando di trovare ascolto solo in chi la pensa gia' cosi' e di essere prese a pretesto per un giro di vite sull'intera informazione e liberta' di espressione - ma non sono d'accordo che i fatti documentati che essi portano a sostegno delle proprie tesi debbano essere taciuti, come invece fanno i leader del centrosinistra. Pensero' male, ma sono anche convinto che la volonta' di tacere i fatti negativi sugli avversari sia dovuta al fatto di avere scheletri nei propri armadi (o in quelli dei propri sodali politici). (*Presidente dell'Osservatorio sulla legalita' e sui diritti )
CMQ: ...mi dichiaro e sono totalmente solidale con la banda dei quattro ...e se non bastasse sono anche incazzatissimo !! 
Per chi lavorano questi eletti ??
Proprio ieri l'altro in Parlamento Berlusconi chiedeva il voto di fiducia.
E la fiducia dei Nunzia De Girolamo, e quella di Gabriella Giammanco ex giornalista del Tg4 ce l'ha.
Ricapitoliamo Silvio era in parlamento per chiedere la fiducia (ecco la trascrizione integrale del discorso) ma si sa, il nano perde il pelo ma non il vizio e allora il cavaliere non perde occasione per mandare un bigliettino amoroso a due "SUE" neo-parlamentari molto avvenenti.
Così nel bel mezzo di una operazionucciola da due soldi come "la fiducia" al suo governo, nella "sacra" Camera dei deputati parte un botta e risposta che ricorda i film di Vanzina o di Pierino la Peste.
Scrive Berlusconi «...Nunzia, state molto bene insieme! Grazie per restare qui, ma non è necessario. Se avete qualche invito galante per colazione, Vi autorizzo ad andarvene!». E nel retro: «Molti baci a tutte e due !!! Il "Vostro" presidente». Il tutto con l'ufficialità della carta da lettere della Camera dei Deputati. Il bigliettino arriva a destinazione.
E Gabri e Nunzia, cercando di nascondere il testo all'occhio i
ndiscreto dei fotografi: «Caro.. gli inviti galanti li accettiamo solo da lei. E poi per noi è un piacere essere...(non si legge)»".
Fin qui il racconto con le varie fasi della corrispondenza. Dice Nunzia "felice e confusa": «Gli abbiamo fatto gli auguri di buon lavoro e i complimenti per il discorso. Adesso ci costruiranno un castello, ho fatto tanto per non far parlare di me. Io però ho solo augurato un buon lavoro al mio presidente, tutto qui».
Nunzia de Girolamo è nata il 10 ottobre del 1975 a Benevento e, dopo il diploma al liceo Classico e la laurea in Legge, è divenuta avvocato. Gabriella Giammanco è nata il 13 giugno del 1977 a Palermo e, dopo il liceo Scientifico, si è laureata in scienze della Comunicazione ed oggi è giornalista professionista.
Dalle premesse i prossimi saranno anni di grande divertimento per tutti i potenti della terra, Silvio e' tornato.
NB: SILVIOLO seduto sullo scranno del potere al primo giorno del nuovo parlamento che cosa si mette a fare? Si mette subito al lavoro... e corteggia le nuove deputate che lui ha fatto eleggere. Da queste cose e cosuccie quotidiane che si vede lo statista e futuro presidente della Repubblica in che considerazione tiene le cariche politiche che ricopre.
Grazie e buon divertimento a tutti... liberta' liberta' liberta' ...urlano tutti oggi .
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“Il travaglio dell’Opposizione”
...il coraggio, chi non l'ha, non se lo può dare e la verità è rivoluzionaria.
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A occhio e croce perfino Anna Finocchiaro, da giovane, per via di frequentazioni comuniste, dovrebbe aver letto Antonio Gramsci. E se non lo ha letto non ha potuto fare a meno di inciampare sulla frase più
famosa del leader antifascista, citata infinite volte in ogni contesto: la verità è rivoluzionaria. Del resto, i grandi dissidenti dell’est hanno sempre caratterizzato il regime del totalitarismo sovietico e dei suoi satelliti come i paesi della menzogna dispiegata. E Hannah Arendt, che di totalitarismi qualcosa capiva, ha insistito incessantemente che per una democrazia la minaccia e il rischio totalitario cominciano quando governo e politici negano le “modeste verità di fatto”. Ora, quello che colpisce nel “caso Travaglio”, o almeno dovrebbe se nel nostro sciagurato belpaese fossero ancora attivi anticorpi di elementare democraticità, è che nessuno fin qui ha messo in discussione la realtà delle “modeste verità di fatto” puntualmente ricordate da Marco Travaglio.
L’alluvione di attacchi, vaderetro e altre contumelie utilizza ogni arma della più vieta retorica, ma il servo vituperio tace fragorosamente sull’unica questione che conti: lo statuto verità/falsità di quanto Travaglio, da modesto cronista quale si presenta e rivendica, ha puntualmente riferito. Nel variopinto sabba delle scuse che tutti si sentono in dovere di sciorinare per l’indicibile che Travaglio, da giornalista-giornalista, ha invece detto, pesa come un macigno l’unica scusa che latita: quella verso le “modeste verità di fatto”, degradate a opinioni, secondo un rituale antidemocratico che è già fuga dalla libertà e fuga dal giornalismo. Che è già e più che mai REGIME. Aspettiamo perciò che qualche voce non isolata e se possibile autorevole, dia voce ai principi elementari della democrazia. E’ vero che il coraggio, chi non l'ha, non se lo può dare, ma è ancora più vero che chi tace, di fronte a casi tanto gravi, incoraggia future censure e getta la sua pietra, o foss’anche il suo sassolino, nel linciaggio contro le libertà liberali. (Paolo Flores d’Arcais)
Il presidente del Senato Renato Schifani è indignato. E’ in buona compagnia. I vertici RAI sono indignati. Anna Finocchiaro è indignata. Gasparri è indignato. Follini è indignato. Il PDL è indignato. Il PD è indignato. L’indignazione sta tracimando dalle narici del veltrusconismo. Guareschi creò i trinariciuti.
I veltruschini hanno un buco in più. Sono quadrinariciuti, due narici di sinistra e due di destra, che soffiano indignazione per la libera informazione. Quattro narici in fila per due. Travaglio ha fatto alcune dichiarazioni, tratte dal libro scritto con Gomez: “Se li conosci, li eviti” e da: “I complici” di Lirio Abbate e Gomez. Nessuno ha chiesto in questi mesi il ritiro dei libri. Perché? Travaglio ha avuto il torto di fare le dichiarazioni in televisione. Milioni di italiani che non leggono i libri lo hanno potuto ascoltare. Il problema è nel media, non nel messaggio. RAISET è cosa loro. Schifani ha spiegato che “C’è chi vuole minare il dialogo”, ma di questo non deve avere paura. Il dialogo può solo avvenire, infatti, tra due soggetti distinti, ognuno con una propria identità. I veltruschini quadrinariciuti sono la stessa cosa. Il dialogo tra Finocchiaro e Gasparri è un fatto genetico. Hanno lo stesso DNA. Schifani ha aggiunto: “Se c’è qualcuno che deve pagare dei prezzi li pagherà”. Inizierei dalla Spagna. Frattini ritiri gli ambasciatori e La Russa si predisponga per una nuova Guernica. E’ la giusta risposta a El Pais, il quotidiano spagnolo più diffuso con mezzo milione di copie, che ha scritto il 29 aprile 2008, due settimane prima che Travaglio andasse dallo stuoino Fazio: “Il suo nome (Schifani ndr) è stato associato dalla stampa italiana con la criminalità organizzata siciliana, dato che negli anni ottanta fu socio in una compagnia nella quale figuravano Nino Mandalà, boss del clan mafioso di Villabate, e Benny d’Agostino, imprenditore legato allo storico dirigente di Cosa Nostra, Michele Greco”. Bombardiamo Zapatero e la stampa indipendente spagnola. (di Beppe Grillo)
Nb: Tutti, destra (comprensibile) e sinistra (comprensibile anche questo) sono andati all’arrembaggio di Marco Travaglio, lamentando la mancanza di «contraddittorio» che ormai nella deontologia di molti giornalisti ha preso il posto della verità. Non può esserci contraddittorio tra un ladro e un derubato, uno stupratore e la sua vittima, tra un omicida e il corpo inerte della vittima. Se il neopresidente del Senato vuole rispondere, dica la sua versione, senza omettere nulla su questi punti: a) E’ vero che ha avuto rapporti con la mafia? b) Ha fatto affari con il boss mafioso? c) Oggi quali relazioni intrattiene con Nino Mandalà e il suo ambiente? d) Se anche un decimo di tutto ciò fosse vero, non sarebbe più dignitoso che si dimettesse? (anzi, non sarebbe stato meglio non eleggerlo?). Se Berlusconi e Dell’Utri proclamano in fine di campagna elettorale «eroe» dell’anno il mafioso Vittorio Mangano, ci viene il sospetto che abbiano scelto Renato Schifani con un progetto specifico. Sono io che penso male, o sono loro che mi obbligano a pensare che è proprio così? Se questo è il mattino… figuriamo il buon giorno!
A Marco Travaglio, per quello che può servire, tutta la mia stima e la mia solidarietà 
“Un’azione bipartisan contro Travaglio”
A proposito della bufera esplosa in conseguenza delle parole di Travaglio da Fazio, mi viene in mente un commento di Gianni Rodari, col quale il poeta apre un suo testo:
"Le parole sono come pietre. Lanciate nello stagno producono cerchi concentrici che s'allontanano dai tonfi allargandosi fino alla riva. Quelle pietre hanno spaventato gli uccelli e i pesci che schizzano via... nessuno si cura delle rane e delle carpe colpite dai sassi. La parola muove l'acqua, creando scompiglio e sgomento. Se ne approfittano alcuni passanti che raccolgono veloci rane e pesci che galleggiano storditi."
Assomiglia un po' al cataclisma innescato da Travaglio l'altro giorno a 'Che tempo che fa'. I commenti tratti da un libro scritto da Marco insieme a Peter Gomez ed edito un mese fa,
hanno sdegnato ed anche sconvolto gli inquilini dello stagno. Perfino alcuni pesci rossi, in verità un po' sbiaditi, sono letteralmente guizzati fuori dall'acqua in una danza d'indignazione! Ma che suono avevano quelle parole lanciate nella calma gora? E' semplice ....ricordavano amicizie e frequentazioni ambigue fra l'appena eletto Presidente del Senato, Renato Schifani, e alcuni figuri di capi cosca mafiosi. Ma attenti: lo Schifani (strana onomatopeica di un nome) non s'è gettato furente insieme ai suoi numerosi sostenitori contro il libro di prevedibile enorme tiratura, ma contro le parole dette attraverso un mezzo - la televisione - che normalmente si occupa di giochi per famiglie, concorsi fra giovani disposti a esibire cosce e glutei, telegiornali disinformanti, vacui e noiosi.... Sta qui lo scandalo! In quella stessa acqua incolore, le pietre scagliate hanno prodotto un'eco insopportabile. Tant'è che... Renzo Lusetti della Margherita, partito Democratico, ha urlato: "....il direttore generale Rai, Cappon, deve prendere provvedimenti concreti, cioè a dire sanzioni, interdizioni dal video...." E poi aggiunge disperato "Purtroppo la Rai non si decide mai". S'indigna Luigi Bobba del Pd: "La televisione che fa Santoro con Travaglio è come un format (cioè a dire roba tipo Grande
Fratello): essa estremizza solo un punto di vista (cioè 'Chi è quel mafioso? Che ci fa Schifani con lui?') Si vuole dimostrare una tesi, poi si monta il materiale. Risultato: danni anche politici." Bella questa del format! Cioè chi preconfeziona un discorso e lo avalla con delle prove è un indegno mestatore! Da cui si evince che tutti i grandi scrittori, poeti, registi di questo mondo sono manipolatori infami, furbacchioni abietti.... a partire da Dante, che scriveva pure in rima! E' un esercito di protestatori offesi da sinistra al centrosinistra, a destra un po' a sinistra, a destra senza sinistra fino ai fasci littorio ante litteram. Infatti alle parole di Travaglio s'è indignato perfino Ciarrapico: cinque processi, cinque condanne, oggi senatore del Popolo delle Libertà. Ma attenti, non c'è di che farci troppo sollazzo satirico. Questo schizzare di indignati prelude a un'azione questa volta sì preconfezionata e terribile. Bipartisan. Finalmente destra e sinistra si ritrovano coinvolte dentro a una medesima cultura: quella dell'insofferenza verso la satira e la denuncia di ogni illecito. Qui fate attenzione, non si tratta di occasionali esternazioni prodotte da un fastidioso ronzare contestatorio.... Qui, per la prima volta, dentro tutto o quasi l'arco politico del nostro Paese si è deciso di imporre il silenzio, la pace dello spirito e soprattutto delle idee. "Basta con l'antipolitica" come ripetono gli eletti dello stagno e le rane sopravvissute all'ultimo conflitto "eliminiamo i mestatori". Come dice la canzone: "Silenzio. Zitti e basta di gracchiare!" Si chiude. Piantatela con le denunce non controllate, le inchieste sopra le costruzioni abusive, le accuse di appalti truccati, con concorsi dove i vincenti sono già stabiliti. Smettiamola di eccitare gli animi, soprattutto le menti dei giovani e dei pensionati, a costo di annullare qualche garanzia di libertà e persino di democrazia. In poche parole, interriamo lo stagno. Sabbia , per favore! Via le rane, pesci e uccelli. Guai a chi gracchia e rompe il silenzio di chi governa unito. (di Dario Fo')
The Untouchables casta...
Oggi sempre di piu la domanda nasce spontanea: la "nuova interpretazione" della Costituzione Italiana garantisce solo l'impunita' della casta !? The Untouchables !!

La maggioranza chiede sanzioni esemplari contro il giornalista travaglio. Anche il Pd si preoccupa e scende in campo con Anna Finocchiaro e giudica inaccettabili le gravi offese a Schifani. Il Presidente del Senato replica agli attacchi: «C'è chi vuole minare il dialogo»... ecc.. ecc... dai "bravi ragazzi dello zoo della casta" il coro e' incredibilmente univoco ...CONDANNA CENSURA EPURAZIONE O MORTE !!
Stranamente i FATTI per alcuni sono sempre manipolati: «Si tratta di fatti inconsistenti o manipolati che non hanno nemmeno la dignità per generare sospetti. La verità è che qualcuno probabilmente vuole minare il clima di dialogo e confronto costruttivo che ha caratterizzato questo inizio di legislatura. Se c’è qualcuno che deve pagare dei prezzi li pagherà, io li sto pagando in queste ore ma sono sereno. Nessuno fermerà la mia azione per fare in modo che sui temi della legalità, delle riforme e delle proposte condivise si possano abbattere gli steccati e lavorare insieme. Ce lo chiede il Paese e il capo dello Stato»ha detto Schifani. ...Schiffi come lo chiamerebbe la Letizietto sembra uno caduto dalle stelle e gia' pronto alla beatificazione della casta ..uno nato ieri libero e lontano da ogni ombra ..e se lo dice lui che e' senza macchia ...noi possiamo non crederci? 
Forse ci siamo persi qualche particolare importante in questi anni di repubblica delle banane. Bene allora... tanto per rinfrescarci tutti la memoria sui diritti doveri del popolo sovrano, che saremmo noi cittadini italiani, fino a prova contraria. L'articolo 21 Costituzione della Repubblica Italiana , sancisce la libertà di stampa e di espressione, recita cosi' da sempre: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure". Poi tanto perche' i padri costituenti avevano chiara la censura e i danni che poteva procurare ancora, al popolo, soprattutto se applicata "in una democrazia", alla voce "Libertà di stampa" si legge: "La libertà di stampa è una delle garanzie che un governo democratico, assieme agli organi di informazione (giornali, radio, televisioni, provider internet) dovrebbe garantire ai cittadini ed alle loro associazioni, per assicurare l'esistenza di una stampa libera, con una serie di diritti estesi principalmente ai membri delle agenzie di giornalismo, ed alle loro pubblicazioni.Si estende anche al diritto all'accesso ed alla raccolta d'informazioni, ed ai processi che servono per ottenere informazioni da distribuire al pubblico".
Fatte le premesse cosa accade che pagine di tutti i giornali oggi i politici della destra e della sinistra (unica voce fuori dal coro quella del buon Di Pietro: "Travaglio ha fatto solo il suo dovere") tutti attaccano frontalmente l'ottimo Marco Travaglio e lo fanno con quale grande motivazione? ...Per aver fatto accuse contro il presidente del senato (la seconda carica dello stato) ..e dove? ...Durante la trasmissione di Fazio "Che tempo che fa"... non quindi in una riunione di piduisti o in qualche riunione della sacra corona unita, ma in una normalissima trasmissione televisiva, come e' lecito capiti e ci si aspetta che possa accadere sempre in un paese democratico maturo. Invece in Italia tra la indecente casta dei politici, quello che li agita in maggior misura è proprio questo passaggio democratico scontato... cioe' la pietra dello scandalo e' che frasi di Travaglio contro il Presidente del Senato siano andate in onda in una "libera trasmissione" della televisione di stato; la qual cosa, dobbiamo supporre seguendo la logica "deviata" della opprimente "casta politica unita", non puo' e non doveva avvenire, e perche' mai non doveva accadere?? ...forse perche' loro sono (si ritengono) sopra lo stato o fuori dalle logiche costituzionali che regolano la vita di noi cittadini liberi che siamo lo stato? (sempre fin quando i politicanti della casta non ci diranno il contrario, esautorandoci dal nostro ruolo con un golpe).
Che si sia d'accordo o meno con le affermazioni di Marco Travaglio, i fatti concreti da puntualizzare sono tre: La tv di stato fa parte degli organi di informazione citati dall'articolo 21 come "ogni altro mezzo di diffusione", tanto quanto Internet, i blog, la carta stampata e le agenzie di giornalismo. Secondo: il presidente del Senato e' una carica dello stato ma è prima di tutto un cittadino, e secondo l'articolo 3 della Costituzione: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali".Quindi, come tutti, può essere oggetto di discussioni pubbliche e in qualunque contesto. Terzo punto: citare come fa Travaglio eventi e dati raccontati da Gomez o Abbate (cioe' da altri giornalisti), e' parte imprescindibile del fare cronaca ed dell'esercitare la propria libertà di espressione. Questo vale in tutte le democrazie mature del mondo, si evice che noi siamo una repubblica delle banane o che i nostri politici sono una casta fuori dalle scontate regole democratiche. In entrambi i casi la colpa non e' dei Travaglio, ma la distorsione e' altrove, e continuando di questo passo la cosa potrebbe diventare molto fastidiosa da tollerare. 
Cari compagni ...chiediamoci a sinistra perche' abbiamo perso ..forse perche' siamo stati zitti e colpevolmente complici... su troppe cose importanti della nostra vita democratica ...ora il silenzio e' obbligatorio !!
Dunque proprio io 1manifesto che sono un compagno serio da una vita... voglio riportare una delle poche voci dal mondo della casta che continuo convintamente a stimare e che mi onoro di avere votato nonostante lui ideologicamente di sinistra non abbia proprio nulla, salvo saper fare i fatti concreti: "Esprimo solidarietà a Marco Travaglio perchè ha fatto semplicemente il suo dovere raccontando quel che sono i fatti. Certi episodi non possono essere cambiati o taciuti solo perchè, da un giorno all'altro, una persona diventa presidente del Senato oppure, e solo per questo, cancellare con un colpo di spugna la sua storia ed il suo passato". Antonio Di Pietro
Cmq: PIENA SOLIDARIETA' A TRAVAGLIO ED A TUTTI I GIORNALISTI CON LA SCHIENA DRITTA !! 